AuthorIsabella Carrasco

Italiani i meno felici d’Europa. Per sorridere bisogna partire

Gli italiani sono i più insoddisfatti d’Europa: un recente sondaggio condotto dal portale di viaggi lastminute.com, rivela che soltanto un italiano su tre è davvero felice. La cura? Mettere quello che serve in un valigia e partire. L’analisi è davvero eloquente: ha infatti esplorato le abitudini di 14.000 persone in Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Irlanda e Paesi Bassi.

Siamo grigi e spenti

Il sondaggio si ispira a una campagna lanciata di recente, “Whatever Makes You Pink” che prende ispirazione dal colore rosa dei fenicotteri. La curiosità è che questi animali nascono naturalmente grigi e diventano rosa, colore che li rende famosi, facendo ciò che più amano: mangiare gamberetti. E lo stesso “consiglio” dovrebbe valere anche per le persone, così che possano riconnettersi con il lato rosa della loro vita. E ce n’è di bisogno, in effetti: soltanto un terzo degli italiani infatti si dichiara davvero felice, mentre i più sorridenti sono gli olandesi (46%), seguiti da spagnoli (43%) e irlandesi (40%). A confermarlo il fatto che il 48% di italiani si rende conto che dovrebbe godersi di più la vita. Un grigiore che sembrerebbe legato in primis alla mancanza di denaro (35%) e subito dopo alla carenza di opportunità per viaggiare quanto si vorrebbe (27%).

Pronti, partenza e via verso il buonumore

Per ritrovare felicità, il 67% degli italiani ha bisogno di organizzare un viaggio: la maggior parte dei nostri connazionali (40%) desidera preparare la valigia e raggiungere un luogo in cui non è mai stato, mentre qualcun altro vorrebbe volare in luoghi che già conosce, magari in compagnia della propria famiglia per condividere emozioni e divertimento (9%); ma c’è anche chi si colora di felicità semplicemente pensando alle prossime vacanze (18%). Una percentuale che non ha rivali in Europa: mentre spagnoli e irlandesi cercano la felicità con un biglietto aereo in mano nel 64% dei casi, gli inglesi si attestano al 58% – con addirittura un 17% che vorrebbe tornare in luoghi già visitati. I tedeschi invece realizzano la loro felicità in compagnia delle persone che amano: soltanto il 43% desidera vivere nuove esperienze di viaggio.

Meglio partire che mangiare

Nonostante l’Italia sia la patria dell’enogastronomia migliore del pianeta, la quota degli italiani che sono felici viaggiando supera sorprendentemente anche quella di coloro che si sentono appagati davanti ad una bella tavola imbandita (13%) o con un bicchiere di vino in mano (4%) o addirittura da un rendez-vous galante (20%).

WhatsApp, raggiunto il miliardo e mezzo di utenti mensili. E debutta l’app Desktop

Numeri da record e un trend di crescita che non accenna a rallentare per la più famosa delle chat. L’applicazione di proprietà di Facebook ha infatti raggiunto la ragguardevole quota di un miliardo e mezzo di utenti al mese (a luglio 2017 erano 1,3 miliardi). A inizio 2018, il numero di messaggi inviati ogni giorno sulla piattaforma ha invece superato la vetta dei 60 miliardi. Ottime performance quindi per la chat comprata da FB nel 2014 per 19 milioni di dollari. Gli ultimi dati sono stati comunicati con orgoglio dal “papà” del gruppo, Mark Zuckerberg, insieme ai risultati trimestrali della compagnia.

Storie, sono del social in blu le principali piattaforme

Con i dati trimestrali, sono stati diffusi anche i numeri delle varie piattaforme. In particolare, sono andate particolarmente bene le Storie, formato clonato da Snapchat che su WhatsApp è presente con gli Status. Mark Zuckerberg ha detto che Instagram e WhatsApp sono le due principali piattaforme al mondo per la condivisione di Storie. In base ai dati registrati durante il mese di novembre, fa sapere la società, sia Instagram sia Whatsapp hanno registrato ognuna circa 300 milioni di utenti giornalieri. La concorrente Snapchat si assesterebbe invece a 178 milioni di utilizzatori al giorno.

WhatsApp Business per le imprese: per ora gratis, per il futuro chissà….   

Le buone notizie per Facebook & Co non si fermano qui. Zuckerberg ha voluto sottolineare che sono in continuo aumento anche i messaggi che gli utenti scambiano su WhatsApp con le imprese. Ed è proprio questo il motivo che ha portato al lancio di WhatsApp Business. Si tratta, questa, di una applicazione studiata ad hoc che consente alle piccole aziende di comunicare facilmente con i propri clienti. E’ disponibile anche in Italia e, come nel resto del mondo, per ora l’applicazione versione Business è gratuita. Per il prossimo futuro, però, non si può escludere che verranno introdotte nuovi funzioni extra a pagamento.

Disponibile al download la app WhatsApp Desktop

Intanto, la versione WhatsApp Desktop è pronta per il download sul Microsoft Store per tutti i PC Windows 10. La dimensione è di circa 240 MB. La app offre tutte le funzionalità di WhatsApp Web, si tratta solo di un modo diverso di accedervi. Poiché WhatsApp Desktop è un’estensione dell’app mobile, l’utente deve avere la versione Android o iOS sullo smartphone così da sincronizzare le conversazioni tra tutti i dispositivi e scegliere di volta in volta quello più conveniente. La app è già disponibile anche in Italia.

 

Under 35, parte il piano di assunzioni: ecco le nuove misure

Per i giovani al di sotto dei 35 anni arrivano buone nuove sul fronte delle opportunità occupazionali. E tanti vantaggi anche per le imprese che decidono di assumere under 35.

Sgravi per i datori di lavoro

La Legge di Bilancio 2018, si legge nel comma 100 dell’articolo 1, “al fine di promuovere l’occupazione giovanile stabile”, riconosce “ai datori di lavoro privati che, a decorrere dal 1º gennaio 2018, assumono lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, di cui al decreto legislativo 4 marzo 2015” l’esonero dal versamento del 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori “per un periodo massimo di 36 mesi”. In soldoni, si tratta della possibilità di beneficiare di sgravi contributivi fino a 3mila euro per assumere personale con meno di 35 anni. .La legge precisa che si intende “con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche”.

Le caratteristiche

Nella legge 205 dello scorso 27 dicembre (‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020’, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 302 del 29 dicembre e entrata in vigore dal 1 gennaio, ad eccezione di alcuni commi) viene stabilito, come riporta AdnKronos, che “l’esonero spetta con riferimento ai soggetti che, alla data della prima assunzione incentivata ai sensi dei commi da 100 a 108 e da 113 a 115, non abbiano compiuto il trentesimo anno di età e non siano stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro, fatto salvo quanto previsto dal comma 103”.

Vale anche per l’apprendistato

“Non sono ostativi al riconoscimento dell’esonero gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato” riporta la norma. Il comma 102 precisa che  “limitatamente alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2018 l’esonero è riconosciuto in riferimento ai soggetti che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età, ferme restando le condizioni di cui al comma 101”. Ancora, nel caso in cui il lavoratore per la cui assunzione a tempo indeterminato è stato parzialmente fruito l’esonero di cui al comma 100, sia nuovamente assunto a tempo indeterminato da altri datori di lavoro privati, il beneficio è riconosciuto agli stessi datori per il periodo residuo utile alla piena fruizione, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore alla data delle nuove assunzioni.

Profumo, un business che cresce: mercato italiano da un miliardo di euro

Profumieri di tutta Italia, festeggiate. Sono proprio i profumi alcolici gli indiscussi protagonisti delle vendite nelle profumerie di casa nostra, con un mercato che, solo nell’ultimo anno, ha messo a segno un giro d’affari da un miliardo di euro. Si tratta di un valore in crescita, con un aumento nel 2016 rispetto all’anno precedente di ben il 2,5% rispetto all’anno precedente. Le buone notizie per gli addetti ai lavori della profumeria e della cosmetica arrivano dal Centro studi di Cosmetica Italia, che ha comunicato i dati durante un recente evento a Milano.

Dove si acquistano i prodotti di bellezza

“Questo giro d’affari è canalizzato principalmente nelle profumerie, che sviluppano oltre 800 milioni di euro, mentre drugstore e grande distribuzione totalizzano 244 milioni di euro. La farmacia rimane al palo nella vendita di fragranze, con 12 milioni di euro” ha dichiarato Gian Andrea Positano, responsabile del Centro studi di Cosmetica Italia.

La hit delle vendite in profumeria: i profumi i più desiderati, anche dagli uomini

I profumi, di ogni tipologia, sono in assoluto i prodotti più venduti nelle profumerie: rappresentano infatti il 40% delle vendite totali. Nella hit degli acquisti, seguono i prodotti per il viso (19,9%) e il make up (8,9%). Un altro dato molto interessante è la presenza di uomini tra i banchi e gli espositori delle profumerie: per i mister il profumo è la prima scelta di acquisto. Diversa, invece, la graduatoria delle preferenze espressa dalle donne: le signore sono le principali consumatrici dei prodotti di cosmesi (76% contro il 24% di consumatori uomini).

Etici ed ecologici, così va il mercato

Un’altra tendenza che emerge con sempre maggior forza è l’attenzione verso prodotti etici ed eco compatibili (2%). “Si tratta di tendenze che andranno a confermarsi anche nel prossimo futuro” ha spiegato Gian Andrea Positano. “Nei prossimi cinque anni prevediamo una crescita maggiore delle fragranze che vanno a contribuire al benessere psicologico, come i prodotti che richiamano la natura e l’ecologia”.

Maschile o femminile? Agli italiani piace unisex

Tra le curiosità emerse dall’osservatorio ce ne sono due in particolare da tenere d’occhio. La prima è la tendenza a scegliere fragranze unisex (in Italia il 54% dei consumatori li preferisce a quelli ‘di genere’), tanto che anche una nota floreale come la violetta è sempre più frequente nelle profumazioni maschili. Per quanto riguarda invece i cambiamenti della produzione e dell’offerta verso il mercato, si fa strada la specializzazione nel settore della bellezza ‘halal’, rivolta alle consumatrici musulmane. Le case hanno infatti inventato  fragranze adatte a tessuti, accessori e gioielli e non da spruzzare direttamente sulla pelle, visto il frequente lavaggio di mani e viso richiesto dalla religione islamica.

Negozi storici, un patrimonio tutto lombardo

La Lombardia si conferma la prima regione italiana per numero di negozi storici. Un indicatore importante, che sottolinea la capacità di mantenere e conservare i propri esercizi d’eccellenza, parte del patrimonio collettivo e culturale urbano. Sono ben 19 mila le imprese lombarde con oltre 50 anni di vita su 66 mila in Italia: lo affermano i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi a giugno 2017. I negozi sono circa 2 mila su 12 mila in Italia, uno su sei.

I settori storici che resistono in Regione

La Lombardia, considerando tutti i settori, è la prima Regione italiana, davanti a Campania e Piemonte con circa 6 mila esercizi storici, Veneto con 5 mila. Prima Milano con Monza con 11 mila, poi Varese con 2 mila, Bergamo con 1.104, Brescia con 1029, Como con 983. Tra le imprese storiche  nei diversi settori, le più antiche sono le 1.465 nate prima del 1940 su oltre 4 mila in Italia.

Per quanto riguarda la tipologia degli esercizi presi in esame, il commercio pesa il 9% lombardo e il 18% nazionale. Inclusa la ristorazione e l’alloggio si raggiunge il 12% lombardo e il 22% nazionale delle imprese storiche. Nel commercio sono 1.672 le imprese lombarde storiche su 12 mila in Italia. Più imprese storiche nel commercio a Milano con Monza (703), Varese (230), Bergamo (143), Brescia (140), Como (108). Nel commercio, tra i più antichi, prevalgono in Lombardia gli alimentari (282 imprese), le ferramenta (136), l’abbigliamento (133).

Anche a livello provinciale, sempre su base nazionale, primeggiano Milano con Monza (11 mila), poi Napoli (3.307), Roma (3.208), Torino (2.823). Nel commercio prima Napoli (1.442), poi Milano con Monza (703), Caserta (648), Roma (632).

Un valore da tutelare

“I negozi storici rappresentano un elemento di forza per la nostra economia e sono concentrati nella nostra Regione rispetto al contesto nazionale. Alle imprese storiche, la Camera di commercio è sempre stata attenta per una valorizzazione in termini di attrattività anche turistica. Rappresentano la memoria del nostro passato e testimoniano la capacità delle nostre imprese di adattarsi ad un contesto mutevole nel Paese e a  livello internazionale. Caratteristiche che rendono la nostra economia particolarmente competitiva” ha dichiarato Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi.

Un premio per i campionissimi

Dal 2004 la Regione Lombardia ha istituito un premio da riconoscere ai negozi storici. Per il 2017, i premiati sono stati 109.  “Quello del riconoscimento e del sostegno alle attività storiche è solo una delle iniziative inserite in un ampio contesto di misure e di incentivi economici che l’assessorato allo Sviluppo economico ha messo in campo per il settore del commercio. E che si uniscono a quelle contro la desertificazione commerciale, il sostegno degli interventi di riqualificazione e sicurezza degli esercizi commerciali e la valorizzazione di quei negozi e reti commerciali che si sono distinti per la capacità di generare attrattività con iniziative di marketing e strategie di vendita innovative” ha affermato Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia.

La sicurezza? Inizia dalla finestra

I dati relativi ai furti in nel nostro paese sono allarmanti. Stando agli ultimi dati, divulgati recentemente da un famoso sito italiano di confronto assicurativo, le effrazioni sarebbero “643 al giorno, circa 27 ogni ora, uno ogni 2 minuti. Tanti i furti in appartamento che ogni anno vengono compiuti in Italia”. Numerosi spaventosi, che mettono in evidenza il rischio a cui sono esposte quotidianamente le abitazioni e i loro abitanti. Sempre in base a questo studio, nel 38% dei casi di furto sono avvenuti perché i ladri erano riusciti a fare un capotta delle chiavi. Ma, in un altissima percentuale – il  21% – l’intrusione in casa è stata attraverso la rottura di una finestra. Appare dunque evidente l’importanza rivestita da infissi, finestre e vetri nel ruolo di protezione della propria casa.

Scegliere installatori affidabili

In commercio esistono diversi modelli di finestre antieffrazione, o finestre di sicurezza,  capaci cioè di resistere allo scaricamento dell’anta e al tentativo di rompere i vetri. Ovviamente, si tratta di prodotti di qualità elevatissima, dalle precise caratteristiche tecniche e strutturali, che non solo vanno realizzate a regola d’arte, ma anche installate da professionisti del settore. Un marchio di riferimento in questo ambito è sicuramente R&T, azienda specializzata nella realizzazione di serramenti blindati per istituti di credito.Un know how esteso anche ad altre categorie, come gli esercizi commerciali e le abitazioni private.  La produzione prevede l’utilizzo dell’alluminio sia freddo sia a taglio termico in conformità alla norme sul risparmio energetico, che consente la detrazione del 65% del costo sostenuto.

Design fa rima con sicurezza

I serramenti blindati di R&T sono disponibili in colorazione a tinte RAL e con finitura effetto legno e bicolore e sono adattabili a qualsiasi negozio, ufficio o abitazione. Numerosi sono i diversi disegni di profilo disponibili, così da soddisfare specifiche esigenze anche in termini di design e robustezza. Le principali caratteristiche di questi prodotti sono: vetri blindati; tinte legno; maniglie con chiavi unificate; utilizzo di sistemi brevettati e certificati.

Classificazioni a livello europeo

I livelli di anti-effrazione sono classificati da 1 a 6: i serramenti blindati da 1 a 4 si riferiscono ad abitazioni private e ambienti civili, da 1 a 6 per altri ambienti che richiedono un maggiore livello di sicurezza. A seconda delle necessità, e della “capacità” di anti-effrazione richiesta, si possono utilizzare sistemi completamente composti da estruso in alluminio oppure sistemi combinati in alluminio e acciaio, dove quest’ultimo viene inserito all’interno dei profili in modo tale da aumentare la resistenza alle sollecitazioni. La crescita degli ultimi anni in termini di prodotti di sicurezza ha comportato la necessità di determinare la reale qualità in quest’ambito, secondo criteri e dati universali: è nata così la normativa dell’Unione Europea denominata ENV 1627/30:2000 che prevede rigorosi test ai quali i serramenti blindati sono sottoposti e relativi alle chiusura, alla classificazione, al rispetto dei requisiti stabiliti dalla norma e, ovviamente, alla metodologia condotta per stabilire tali parametri. Quest’ultima prevede quindi una serie di prove per Istituti appositamente classificati nella conduzione delle stesse, ed il serramento viene sottoposto a test di resistenza sotto carico statico, dinamico e manuale. L’obiettivo di tali test è quello di simulare in modo realistico il comportamento in caso di tentativo di scasso, così da assicurare la massima sicurezza ai clienti.

La musica fa bene a Milano: con i concerti alberghi da sold out

I concerti di musica leggera sono un’iniezione di ottimismo, e di nuove opportunità di business, per il settore ricettivo di Milano. I dati di questo specifico movimento turistico, tutto in positivo, sono stati divulgati da Servizio marketing territoriale della Camera di commercio di Milano: analizzando i concerti che si sono tenuti nel capoluogo milanese nel mese di giugno 2017, infatti, emerge quanto siano cresciuti occupazione e ricavi degli alberghi grazie ai fan che arrivano da altre parti d’Italia e d’Europa per partecipare agli eventi che coinvolgono gli artisti preferiti.

Occupazione delle camere d’albergo a +11%

L’occupazione delle camere in quei giorni cresce infatti del +11% rispetto ai concerti del triennio 2014-2016, superando il 20% nelle zone di Rho Fiera (+26%) e Nord Zara (+20%). In particolare, salta agli occhi il giro d’affari generato dalla musica:  per le imprese del settore alberghiero di Milano e provincia ha toccato i 2,5 milioni di euro di ricavi a concerto, tra i 500 mila e gli 800 mila euro in più rispetto all’analoga giornata dello scorso anno. Per avere il peso del business, sono oltre 300 i concerti di musica classica, leggera e jazz che si tengono a Milano ogni mese, per una spesa al botteghino di quasi 8 milioni di euro.

Lombardia regina di note

Sempre dalle analisi, risulta che è la Lombardia la prima regione per la musica italiana, con il 20,1% delle imprese attive (circa due mila) e il 21% degli addetti del settore musicale (circa diecimila). Il comparto regionale si compone di 441 imprese del settore manifatturiero tra fabbricazione di strumenti musicali e supporti musicali, 436 imprese del commercio e 1.128 imprese dei servizi, attività di registrazione (460) e discoteche e locali (410) in primis.

Milano la prima in classifica

Milano è prima con 928 imprese specializzate in musica, il 9,3% nazionale, in crescita del 1,8% in un anno e quasi 7 mila addetti nel settore,  afferma un’elaborazione Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese al quarto trimestre 2016. I concerti portano un indotto da 9 milioni di euro al mese in Lombardia: di questi, quasi 8 milioni di euro si concentrano a Milano. La Lombardia pesa circa un terzo sul volume d’affare di tutta l’attività concertistica italiana. In particolare, sono i concerti di musica leggera a “valere” maggiormente  incidono su circa il 90% dell’intero volume d’affari.

10 mila le imprese attive in Italia

In Italia, sono quasi 10 mila le imprese attive nel settore e quasi 50 mila gli addetti. Roma è prima con 988 imprese e 15 mila addetti, seguita da Milano (928 imprese e quasi 7 mila addetti): Firenze e Napoli contano 500 imprese e Firenze oltre mille addetti.

Invenzioni che hanno alleggerito il prodotto e incrementato il business

Si apprende con un mix di stupore e fiducia per il futuro la notizia della geniale invenzione di uno studente dell’Università di Nottingham, il ventiduenne Dylan Knight. Dylan ha studiato un’alternativa a una componente che ogni lavatrice oggi sul mercato possiede. Si tratta di un blocco in calcestruzzo utile a stabilizzare la lavatrice quando è in funzione, in modo da ridurre movimenti e vibrazioni della stessa. Una sorta di contrappeso. Knight ha sostituito il calcestruzzo con una sorta di scatola in polistirolo, che si riempie in automatico di acqua quando la lavatrice è in funzione, raggiungendo lo stesso peso del blocco in calcestruzzo.

Si è calcolato che evitando di produrre e trasportare calcestruzzo – nell’ipotesi che tutte le case costruttrici di lavatrici utilizzino tale invenzione – si potrebbero risparmiare 45.000 tonnellate di anidride carbonica. Quella di Knight è una grande invenzione per almeno tre ragioni. La prima è la sostenibilità ambientale; la seconda è legata all’aver saputo innovare un prodotto lavorando sul suo peso e la terza consiste nel ridefinire il business di questi prodotti.

Difficile trovare altre invenzioni efficaci su questi tre ambiti, cioè ambiente, leggerezza e ampliamento del business. Certamente l’industria automobilistica ha provato a lavorare lungo le ultime due direttrici, e non parliamo solo del downsizing della cilindrata. È anche l’impiego di nuovi materiali per la scocca, come l’alluminio e il kevlar, ad avere dato una leggerezza nuova a certi modelli, che hanno poi conosciuto un buon successo di vendita. Audi e altri costruttori tedeschi, grazie all’alluminio, hanno saputo migliorare il peso delle vetture, vendendole anche bene, e la stessa cosa è riuscita a fare Alfa Romeo con il kevlar utilizzato per costruire la sportivissima coupè 4C, fuoriserie che pesa su marcia 895 chilogrammi.

La leggerezza ha consentito un deciso sviluppo del business legato alla nautica da diporto, a partire dagli anni Sessanta. Tutto grazie all’impiego della vetroresina, materiale a base di poliestere che ha consentito inedite soluzioni progettuali per lo scafo delle imbarcazioni. La sua straordinaria leggerezza, la buona resistenza e le caratteristiche anticorrosione hanno convinto la cantieristica navale mondiale sul suo utilizzo in larga scala.

Legata a un’idea di trasporto semplificato e leggero del bagaglio è anche l’invenzione del trolley. Sono due le storie che si trovano sulla genesi di questa particolare valigia che oggi è sempre più hi-tech, con gps, wi-fi e tecnologia usb integrata. La prima fa riferimento a un manager della Massachusetts Company, azienda produttrice di borse, che durante un viaggio si lasciò ispirare da un carrello porta valige, brevettando una borsa con quattro rotelle. La seconda fa riferimento a un pilota di una compagnia aerea: per le esigenze del suo equipaggio, inventò la maniglia estraibile e dimezzò il numero delle ruote. Così, nel 1987, iniziò per molti un modo di viaggiare più comodo e leggero.

Tre fattori lungimiranti di Brembo nel business to business

Oggi senti dire Brembo, e sai subito che stai parlando di uno dei gioielli del made in Italy, una multinazionale tascabile leader nel suo settore, fortemente innovativa, che continua ad essere avanti agli altri concorrenti per numero di brevetti depositati annualmente. Eppure, se ci si ferma a pensare, è un’azienda costruttrice di un componente per auto, l’impianto frenante, praticamente nascosto dietro i cerchioni delle ruote. Come è riuscita, quella che una volta era una piccola azienda del bergamasco, ad interpretare il business to business in modo lungimirante, a quotarsi in borsa e diventare il top brand nel suo settore? La risposta è qualità, innovazione, ma anche determinazione nel creare un’immagine unica, scegliendo strade di grande effetto.

Primo fattore, sposare le supercar. L’azienda fondata da Emilio Bombassei nel 1961, già nel 1977 decise di bussare alla porta di Enzo Ferrari. Con un buon prodotto in mano, Bombassei chiese a Ferrari di scommettere sulle sue pinze freno, che in effetti impressionarono per le buone prestazioni. Nel 1987  la stessa operazione risultò vincente su Porsche. Da allora chi costruisce auto e moto sportive, considera Brembo un punto di riferimento per i freni. Oggi i freni Brembo vengono montati sui bolidi Aston Martin, Lamborghini, BMW Motorsport, Ducati e Harley-Davidson, solo per citarne alcuni, e il marchio si nutre continuamente dell’immagine derivante dalle competizioni sportive.

Secondo fattore, un chilometro di tecnologia. Tra brevetti, segreti industriali e laboratori top secret è difficile trasmettere all’esterno l’impegno in ricerca e sviluppo. Probabilmente anche da queste considerazione è nata l’idea di inaugurare Kilometro Rosso, visibile a chiunque percorra l’autostrada A4 alle porte di Bergamo. Kilometro Rosso è un punto d’incontro tra aziende, università, laboratori, centri di ricerca e di produzione. È considerato tra le dieci vette dell’innovazione italiana, perché in grado di funzionare come un vero centro di aggregazione di diverse discipline e competenze, una fucina d’innovazione che ha ampie ricadute produttive e di sviluppo, prima che nel business to business.

Terzo fattore, pinze freno come opere d’arte. Lo dicevamo in apertura: la pinza freno è un elemento nascosto dal pneumatico. Eppure nel 2004 Alberto Bombassei, figlio di Emilio, ha ricevuto il premio Compasso D’Oro dall’Associazione Design Industriale per i freni in carbonio ceramico con la seguente motivazione: “Se non fosse un freno sarebbe una scultura degna di qualunque museo d’arte moderna”. L’immagine arriva a cambiare il dna del prodotto, e viceversa, ma quel che è importante ricordare nella storia di Brembo è che nel business to business un cliente non va solo subito, ma può anche venire selezionato.

 

Cialde Lavazza a Modo Mio | Qualità ad ogni sorso

 

Oggi parliamo di un e-commerce vincente, che negli anni sta confermando i propri risultati grazie ad una grande cura posta verso il prodotto caffè ed il customer care.: parliamo di Cialdamia.it. Se ami concederti una deliziosa tazza di caffè nel corso della giornata, la gamma di cialde Lavazza a Modo Mio contiene le miscele più raffinate e pregiate al mondo, l’ideale per te che non rinunci a questa piccola gioia quotidiana e desideri viverla anche più volte al giorno. Dentro ogni cialda Lavazza trovi tutta la qualità e la raffinatezza di miscele pregiate e ricercate, e ad ogni sorso ti sarà chiaro il perché queste siano le cialde preferite dagli italiani.

Ci sono tantissime e sensazionali qualità tra le quali scegliere, ciascuna sigillata ermeticamente in una capsula che consente di proteggerne l’aroma e le caratteristiche peculiari, così da regalarti sempre la tazza perfetta per soddisfare i tuoi gusti o  sollevare il tuo umore. Il momento del caffè è infatti un vero e proprio rituale che non è mirato unicamente al raggiungimento della soddisfazione tramite l’esercizio delle papille gustative, ma consente a tutti gli effetti di allontanare per un momento i problemi e lo stress della vita quotidiana. Una pausa di piacere che è bene concedersi anche più volte al giorno, a casa come in ufficio, per gustare un prodotto di alta qualità con un semplice gesto della mano.

Con una buona tazzina di caffè tra le dita, anche i problemi di ogni giorno sembrano più facili da risolvere: bisogna soltanto scegliere l’aroma e la miscela delle cialde che più si addicono ai propri gusti, magari condividendo questo momento con le persone che più si hanno a cuore. Se hai dei dubbi su quale possa essere la miscela giusta per te, su Cialdamia.it puoi visionarne davvero tante: scoprirai che oltre ai gusti più classici ce ne sono tanti altri selezionati accuratamente ed in grado di regalarti quell’energia di cui hai bisogno per affrontare al meglio la giornata.

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