Categoria: salute

Cancro al seno e tasso di sopravvivenza

Per quanto riguarda i tassi di sopravvivenza, distinguiamo fondamentalmente due  tipi  di cancro al seno:  cancro al seno iniziale  e  cancro al seno metastatico. La differenza  principale  è che  il carcinoma mammario iniziale  è quello che non si è diffuso oltre il seno o i linfonodi sotto l’ascella, mentre il carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico è quello che ha  metastatizzato  e si riproduce in altre parti del corpo.

Prognosi del cancro al seno precoce

Il  tasso di mortalità per cancro al seno in Italia è tra i più bassi in Europa. Nonostante ciò, esso continua a rappresentare il  17% di tutti i decessi per cancro delle donne  nel nostro Paese ed il 3,3% di tutti i decessi tra le donne in genere. Dunque si tratta di numeri che non vanno sottovalutati e sottolineiamo ancora una volta il ruolo importante che la prevenzione riveste.

Il tasso di  sopravvivenza al cancro al seno  è migliorato in modo esponenziale negli ultimi 20 anni  grazie ai progressi nell’anticipo delle diagnosi e nel trattamento precoce. In Italia,  la sopravvivenza globale a 5 anni  dalla diagnosi di questo tumore è  dell’87,8%.

Il tasso di sopravvivenza aumenta ancora di più quando si parla di  cancro al seno in fase iniziale, raggiungendo il  99% di sopravvivenza e l’  85%  quando si tratta di un  tumore “regionale”, cioè se il cancro si è diffuso al di fuori del seno alle strutture o ai linfonodi vicini.

Inoltre, va notato che l’età è un fattore importante da tenere in considerazione nel calcolo del tasso di mortalità, poiché la maggior parte dei decessi dovuti al cancro al seno si verifica in persone  di età superiore ai 75 anni.

Prognosi di carcinoma mammario metastatico

Di tutte le diagnosi di carcinoma mammario, solo nel 5-10% dei casi viene diagnosticato precocemente un  carcinoma mammario metastatico. Tuttavia, fino al 25% delle pazienti che aveva tale patologia localizzata al momento della diagnosi può finire per sviluppare metastasi nel corso degli anni.

Il carcinoma mammario avanzato nella maggior parte dei casi non può essere curato, pertanto l’obiettivo del trattamento è  aumentare gli anni di sopravvivenza con la migliore qualità della vita.

Negli ultimi anni si è osservato un netto  aumento della sopravvivenza a 5 anni dalla  diagnosi di metastasi. La sopravvivenza di queste pazienti è quasi raddoppiata, passando dal 20% al  38%  negli ultimi 20 anni. La sopravvivenza a 10 anni è invece quasi del 10%, dati che mostrano come la sopravvivenza al cancro metastatico sia sempre più prolungata.

È importante notare che questo tasso di sopravvivenza dipende da molti fattori e che il cancro al seno può essere trattato in qualsiasi momento. Inoltre, il trattamento del carcinoma mammario metastatico è in costante miglioramento ed è stato dimostrato che le donne che soffrono di questa malattia possono  vivere più a lungo e con una migliore qualità della vita.

L’importanza della prevenzione

Diventa sempre più importante dunque, sottolineare la necessità di individuare il cancro al seno nella sua fase iniziale e di recarsi periodicamente presso il proprio senologo Milano per un controllo annuale, genericamente a partire dai 30 anni di età in poi salvo condizioni particolari. Nei casi invece in cui ci sono già stati degli episodi di cancro al seno in famiglia, è bene iniziare questo tipo di visita a partire dai 25 anni di età.

In questa maniera si può avere la certezza di monitorare per bene la propria situazione e di avere la sicurezza di andare ad individuare tempestivamente eventuali problematiche che riguardano il seno, avendo così probabilità decisamente più alte che le cure abbiano successo e che queste siano poco invasive.

Stress da lavoro. Il 25% dei lavoratori ne soffre

Lo stress dal lavoro è in aumento, e può portare a conseguenze molto gravi. Non è un caso se dopo decenni di studi l’OMS abbia deciso di riconoscere lo stress causato dal lavoro come una vera e propria sindrome, indicata come burn out.

I lavoratori italiani, già stressati nella “normalità” degli anni scorsi, nel 2020 non hanno certo ridotto la mole di ansia e di preoccupazioni. Anzi. Secondo lo studio The Workforce View 2020 – Volume Uno, realizzato da ADP, la multinazionale che realizza software per la gestione delle risorse umane, emergono dati poco incoraggianti. La ricerca è stata realizzata intervistando 32.500 lavoratori in tutto il mondo, dei quali 2.000 in Italia. E il 43% di loro afferma di vivere una situazione di stress almeno una volta alla settimana, mentre il 25% si sente stressato quotidianamente. Solo il 12% dichiara di non sentirsi mai stressato.

Dall’affaticamento all’esaurimento

Sono tante le conseguenze negative dello stress eccessivo. Se infatti esiste lo stress positivo, di breve durata e saltuario, che si traduce in una stimolazione fisiologica e mentale per migliorare le proprie performance, quello decisamente negativo porta a un alto livello di tensione per lunghi periodo di tempo. Gli effetti? Dall’affaticamento all’esaurimento. Lo stress eccessivo mina la salute dei lavoratori, il loro benessere, e di conseguenza anche il benessere delle aziende. Anche per questo, come spiega ADP, dovrebbero essere le aziende stesse ad alleviare l’onere nei confronti dei lavoratori maggiormente stressati.

Risolvere questo problema non è facile, e sarebbe meglio prevenirlo.

Le professioni più stressanti

“Esistono ruoli che per loro stessa natura sono maggiormente esposti ad alti livelli di stress – spiega Carola Adami, head hunter e Ceo della società di selezione del personale Adami & Associati -. Mi riferisco ad esempio a chi lavora abitualmente in modalità multitasking, a chi lavora a stretto contatto con il pubblico, nonché a chi lavora in settori dove il livello di incertezza è molto alto. Il manager d’azienda, l’organizzatore di eventi, l’avvocato, il barista, il medico, l’assicuratore – continua l’esperta – sono solamente alcuni dei lavori che si distinguono per l’alto livello di stress”.

Selezionare il candidato più adatto al ruolo da ricoprire

Nel momento in cui si ricerca un nuovo lavoratore per ricoprire uno di questi ruoli diventa quindi importante, per il bene dell’azienda e per il bene del candidato, capire se il potenziale candidato potrà o meno essere in grado di gestire lo stress.

“Durante i colloqui di selezione è importante capire come reagisce il candidato sotto stress. Per farlo – suggerisce Adami – esistono diverse tecniche, come per esempio presentare domande in modo incalzante, decidere a metà colloquio di passare all’inglese e così via”. In definitiva, per evitare lo stress in azienda è necessario agire su due fronti. Da una parte ridurre per quanto possibile le situazioni di stress eccessivo sul lavoro, dall’altra selezionare con cura il personale, in modo da assegnare a ognuno il ruolo più adatto.