AuthorIsabella Carrasco

Telefonia, la guerra delle promozioni abbassa le tariffe?

Una guerra all’ultima promozione. Da sempre è quella si combatte fra le compagnie telefoniche per aggiudicarsi il maggior numero di clienti, ma in particolare dopo l’ingresso nel mercato italiano di Iliad e Ho., che hanno costretto gli operatori a proporre pacchetti più economici, e più generosi di GB, minuti e, in misura minore, sms.

Dopo i primi mesi di guerra dei prezzi, però, sembra che la situazione si stia assestando, e i canoni mensili sono rimasti più o meno stabili, anzi, si registrano addirittura lievi rincari dello 0,2%. Rincari a parte, la contesa tra i provider si combatte soprattutto sul fronte della connettività, e i GB inclusi nei pacchetti sono lievitati di circa il 31,2%.

Più traffico, ma meno sms

Secondo un’indagine del portale SosTariffe.it anche i minuti inclusi nei pacchetti sono cresciuti del 3,5%. Nel periodo tra luglio e fine settembre le strategie delle compagnie hanno puntato infatti a conquistare clienti offrendo più minuti, pari a circa il 4,1% in più, e molto più internet, concedendo in media il 18,1% di traffico dati in più.

Gli sms tradizionali, invece, sembrano essere in declino, e quelli inclusi nei pacchetti risultano essere addirittura il 30,4% in meno. Sarà colpa di WhatsApp?

Il costo mensile è sceso in media a 8,8 euro

Rispetto al mese di luglio 2018 le principali tariffe ricaricabili di TIM, Vodafone, Wind, H3G e Iliad, quelle cioè che includono telefonate, internet e sms gratis, comprese le winback, in generale sono lievemente più convenienti, riferisce Adnkronos, con prezzi appena più bassi, e pari a circa il 3,3% in meno.

In ogni caso, dall’indagine del portale emerge che il costo medio mensile è calato dai 9,11 euro in media di luglio agli 8,8 euro di oggi. Ma se insieme ai provider tradizionali, avverte SosTariffe.it, si tiene conto anche degli operatori virtuali i prezzi risultano lievemente in rialzo.

I minuti compresi delle tariffe winback sono passati da 2232 a 2323

Il merito di questo calo dei prezzi è soprattutto delle tariffe winback. “Si tratta di tariffe – si legge sul portale – che consentono di parlare a lungo (i minuti compresi sono passati da 2232 a 2323 in media) e navigare senza preoccupazioni, con il 18,1% di GB in più, lievitati da una media di 19 mensili ai 23 attuali”. Tutt’altra storia per gli sms: quelli offerti a luglio 2018 erano ancora 1190, mentre ora sono scesi a 828 al mese.

Addio ora legale? L’Europa propone l’abolizione

L’Europa potrebbe dire addio all’ora legale, e scegliere di mantenere l’ora solare anche durante la bella stagione. Dopo un sondaggio effettuato tra i cittadini europei la Commissione europea ha infatti annunciato che ne proporrà l’abolizione. Già lo scorso febbraio il Parlamento europeo aveva affrontato il tema senza però trovare un accordo sull’ipotesi di abolizione del doppio orario.

In Italia l’ora legale è stata usata per la prima volta nel 1916, ed è in vigore dal 1966. Durante questo periodo è stata abolita e riconfermata diverse volte, ed è stata adottata definitivamente dal nostro Paese con una legge del 1965 per far fronte all’aumento continuo di fabbisogno energetico.

Sfruttare la luce estiva, una soluzione alla crisi energetica

L’idea nasce per sfruttare le ore di luce estive, e viene spesso attribuita a Benjamin Franklin a causa di un articolo satirico pubblicato sul quotidiano francese Journal de Paris nel 1784 riguardante il risparmio energetico. Tuttavia la maggioranza degli storici ritiene che il primo ad aver teorizzato l’ora legale sia stato il biologo George Vernon Hudson, che nel 1895, presso la Royal Society della Nuova Zelanda, propose di spostare le lancette dell’orologio in avanti durante l’estate per usufruire di ore di luce in più.

La sua idea però ricevette scarsi consensi, e venne accantonata fino a quando, nel 1907, il costruttore inglese William Willet la propose come soluzione alla crisi energetica europea durante la Prima guerra mondiale, riporta Adnkronos.

Dal British Summer Time alla direttiva 2000/84/Ce

Così, nel 1916, la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera all’applicazione del progetto, intitolato British Summer Time (Ora estiva inglese), basato sullo spostamento delle lancette dell’orologio un’ora in avanti nel periodo estivo. Da lì, in breve tempo, la maggior parte delle nazioni adottò il nuovo sistema, fino alla regolamentazione definitiva da parte della normativa europea. Che con la direttiva 2000/84/Ce e il Consiglio del 19 gennaio 2001 stabilisce l’inizio dell’ora legale l’ultima domenica di marzo, e il suo termine l’ultima domenica di ottobre, in tutti i Paesi dell’Unione.

L’ora legale nel mondo

In generale, i Paesi della fascia tropicale non adottano l’ora legale, in quanto la variazione delle ore di luce durante l’arco dell’anno è minima e non consente di avere ore di luce sufficienti la mattina per giustificare uno spostamento di lancette in avanti di un’ora. Nell’emisfero australe, poiché le stagioni sono invertite rispetto all’emisfero boreale, anche l’ora legale segue un calendario invertito: in Australia è in vigore da ottobre a fine marzo o inizio aprile, con possibili variazioni da nazione a nazione, mentre in Brasile inizia dalla terza domenica di ottobre alla terza domenica di febbraio. In Africa l’ora legale è scarsamente usata, mentre in Russia dal 2011 è stata abolita l’ora solare.

Coste italiane a rischio erosione: entro il 2100 spariranno 5.500 kmq

Se negli ultimi 200 anni il livello medio degli oceani è aumentato a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi 3000 anni, negli ultimi due decenni l’accelerazione è allarmante: 3,4 mm all’anno. Senza una drastica inversione di tendenza nell’utilizzo dei cosiddetti gas serra, entro il 2100 l’aumento del livello del mare modificherà la morfologia del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 kmq di pianura costiera.

A lanciare l’allarme è l’Enea, che ha individuato sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo.

Quali sono le località italiane più in pericolo

Nell’Italia continentale sono state individuate quattro località, tutte sul versante adriatico, tre in Abruzzo (Pescara, Martinsicuro in provincia di Teramo e Fossacesia in provincia di Chieti) e una in Puglia (Lesina in provincia di Foggia). Le altre tre zone individuate sono tutte sulle isole, con differenti estensioni di rischio, dai 6 kmq di perdita di territorio a Granelli (Siracusa), ai circa 2 kmq di Valledoria (Sassari), fino a qualche centinaio di mq a Marina di Campo sull’Isola d’Elba (Livorno).

La mappatura delle 7 nuove aree costiere italiane a rischio inondazione va però ad aggiungersi a quelle già individuate nell’area costiera dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, nel golfo di Taranto e nelle piane di Oristano e Cagliari. Ma altri tratti a rischio sono stati rilevati in Toscana (Versilia), nel Lazio (Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro pontino), in Campania (piane del Sele e del Volturno) e in Sicilia (aree costiere di Catania e delle isole Eolie).

Un modello di previsione che combina diversi fattori

Finora le proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate su dati dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1 metro al 2100.

“Ma questi dati difettano di dettagli regionali e  per colmare questa lacuna stiamo realizzando un modello unico al mondo”, afferma il climatologo Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea.

Il modello combina diversi fattori, come la fusione dei ghiacci terrestri, principalmente da Groenlandia e Antartide, l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e dalle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia.

Il Mediterraneo, un mare che somiglia a un grande lago

Il nuovo modello climatico, su cui sta lavorando l’Enea in collaborazione con il Mit di Boston e la comunità scientifica italiana, integra dati oceanografici, geologici e geofisici per previsioni di innalzamento del livello del Mediterraneo molto dettagliate e a breve termine.

Il Mediterraneo assomiglia più a un lago che a un mare, “in quanto bacino semichiuso alimentato principalmente dall’Oceano Atlantico – spiega Sannino – ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Questo travaso di acque avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 cm e il Mar Nero di 50 cm rispetto al Mediterraneo”. Il cui livello è comunque stimato in crescita per l’aumento delle temperature.

Manageritalia, niente crisi per i dirigenti del terziario

I dirigenti del settore terziario non sono stati toccati (e intaccati) dalla crisi degli ultimi dieci anni, anzi. Ad affermarlo è ManagerItalia, Federazione nazionale dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato, che rappresenta dal 1945 a livello contrattuale i dirigenti del terziario privato e dal 2003 associa anche a quadri e professional. Oggi associa oltre 35.000 manager: 23.000 dirigenti in attività che lavorano in 9.000 aziende, oltre a 7.000 dirigenti pensionati, 2.000 quadri e 3.000 professional. La Federazione, che offre ai manager rappresentanza istituzionale e contrattuale, valorizzazione e tutela verso la politica, le istituzioni e la società, servizi per la professione e la famiglia, network professionale e culturale, è attualmente presente sul territorio nazionale con 13 Associazioni.

Manager terziario, i numeri sono in crescita

Dal 2008 al 2016 (ultimo dato ufficiale Inps disponibile) i dirigenti privati sono calati in Italia del 4,9%, mentre quelli con il contratto dirigenti terziario sono aumentati dello 0,8%. E mentre le proiezioni per il 2017 dell’andamento dei dirigenti privati restano piatte, quelli con il contratto gestito da Manageritalia segnano un +2,6% nel 2017 e + 1,9% nei primi cinque mesi del 2018.

“Questi numeri sono una chiara dimostrazione di appetibilità da parte del mercato del contratto dirigenti terziario giudicato moderno, semplice, innovativo, snello e flessibile. Insomma, un contratto che compete in modo vincente e che permette alle aziende di aumentare la loro competitività premiando e/o attraendo risorse manageriali oggi indispensabili per competere. E quindi un’utile strumento per l’occupabilità dei manager e un’arma in più anche per i consulenti del lavoro, per dare ancor più valore al loro supporto alle aziende in tema di lavoro” spiega Guido Carella, presidente Manageritalia. Il contratto dirigenti del terziario, afferma una nota dell’associazione ripresa da AdnKronos, “anche grazie alla collaborazione iniziata un anno fa con i consulenti del Lavoro e a un’apposita App dedicata a loro per conoscerlo e promuoverlo al meglio, riesce ad aumentare la managerialità anche nelle Pmi”

Le peculiarità del contratto dirigenti del terziario

Questo contratto infatti, anche a detta di tanti consulenti del lavoro e imprenditori, “permette di instaurare velocemente rapporti di fiducia offrendo alle aziende una base ad alto valore aggiunto. Offre un welfare premiante e non reperibile sul mercato che parte da un minimo contrattuale di 55mila euro, lasciando così ampio spazio per la contrattazione individuale tra aziende e manager, con l’obiettivo di determinare una retribuzione variabile in base ai risultati”.

Spogliatoi in palestra, le norme previste dal Coni

Una palestra – o meglio un impianto sportivo – deve rispettare diverse norme, così come previsto anche dal Coni, il Comitato Olimpico Nazionale. Tali direttive hanno lo scopo di individuare livelli minimi qualitativi e quantitativi da rispettare nella realizzazione di nuovi impianti sportivi, così come nella ristrutturazione di quelli esistenti. Nel suo documento, il Comni sottolinea che “Sono soggetti alle presenti norme tutti gli impianti sportivi destinati alla pratica di discipline regolamentate dalle Federazioni sportive nazionali e dalle loro affiliate, ovvero ad attività propedeutiche, formative e di mantenimento di tali discipline. Gli impianti sportivi dovranno essere conformi: alle norme di Legge che sotto qualsiasi titolo regolano la loro progettazione, costruzione ed esercizio, con particolare riferimento a quelle di sicurezza, igiene, superamento delle barriere architettoniche, ecc.;  ai regolamenti delle Federazioni sportive nazionali e internazionali, in relazione al livello di attività previsto, sia per quanto attiene le caratteristiche dimensionali, costruttive ed ambientali degli spazi destinati alla pratica sportiva, che per la dotazione e le caratteristiche delle attrezzature fisse e mobili; alle presenti norme”.

Spogliatoi, le regola da rispettare

Il documento redatto dal Comitato tiene conto anche dei locali adibiti a spogliatoi, particolarmente importanti in tutti gli ambienti sportivi. Addirittura, gli utenti passano più tempi in questi spazi che in palestra o nei campi dedicati alle varie discipline sportive. Ecco le principali indicazioni, oltre a quelle più tecniche che rispondono a precise esigenze di ventilazione e illuminazione degli spazi. “L’altezza media dei locali di servizio non dovrà risultare inferiore a m 2.70 e comunque, in nessun punto, inferiore a m 2.20. Le pavimentazioni dovranno essere di tipo non sdrucciolevole nelle condizioni d’uso previste. Le caratteristiche dei materiali impiegati dovranno essere tali da consentire la facile pulizia di tutte le superfici evitando l’accumulo della polvere, ed i rivestimenti dovranno risultare facilmente pulibili e disinfettabili con le sostanze in comune commercio…  I locali spogliatoio dovranno essere protetti contro l’introspezione ed essere suddivisi per sesso considerando, salvo particolari destinazioni, un uguale numero di uomini e di donne. In ogni caso dovranno essere previsti almeno due locali spogliatoio. Per le piscine possono essere realizzati spogliatoi singoli (cabine a rotazione) a parziale o totale sostituzione di quelli comuni. Il numero dei posti spogliatoio da realizzare dovrà essere commisurato al numero di utenti contemporanei, tenendo conto delle modalità di avvicendamento e del tipo di pratica sportiva. Per capienze superiori ai 40 posti è preferibile realizzare più spogliatoi di dimensioni inferiori. Gli spogliatoi dovranno risultare fruibili da parte dei disabili… Gli spogliatoi dovranno essere dotati di WC e docce… negli spogliatoi, ovvero nelle loro immediate vicinanze, dovrà essere prevista una fontanella di acqua potabile”.

I bagni che seguono la legge

Riporta ancora il documento del Coni: “Per i servizi igienici degli atleti, ogni locale WC dovrà avere accesso da apposito locale di disimpegno (anti WC), eventualmente a servizio di più locali WC…Il numero complessivo di lavabi dovrà essere almeno pari a quello dei WC; anziché lavabi singoli potranno essere utilizzati lavabi a canale con numero di erogazioni almeno pari a quello prima indicato per i lavabi singoli… Per gli spogliatoi atleti dovrà essere realizzato almeno un WC ogni 15 posti spogliatoio o frazione, con dotazione minima di un WC…Dovrà essere previsto un posto doccia almeno ogni 4 posti spogliatoio o frazione, con dotazione minima di due docce. Almeno un posto doccia per le docce destinate agli uomini ed uno per quelle destinate alle donne dovrà essere fruibile da parte dei disabili motori”.

I servizi accessori

Per la scelta di arredi e complementi, compresi armadietti e panche destinate agli utenti, andranno scelti elementi che non solo rispettino tutti gli standard di sicurezza, ma anche in materiali facilmente pulibili e resistenti all’azione del tempo. Per garantire il massimo comfort agli sportivi, andranno selezionati anche altri complementi – dai cestini per i rifiuti ai phon – che offrano la massima comodità a fronte di assenza di rischi per gli utilizzatori. Per quanto riguarda gli asciugacapelli da parete, uno dei maggiori fornitori europei per collettività è Mediclinics, azienda spagnola operante da anni anche in Italia. Tra i prodotti di punta, spiccano gli asciugacapelli Machflow, di produzione esclusiva. Ergonomico e di dimensioni contenute, è un apparecchio dotato di tubo estensibile fino a 2 metri, ad altissima potenza, antivandalico e antimanomisisone e, ultimo dettaglio ma non per importanza, dal design esteticamente ricercato e dalla lunga durata.

La PA, il web e i social: una rivoluzione al servizio del cittadino

La Pubblica Amministrazione sul web: una rivoluzione che ha come obiettivo migliorare la qualità del servizio ai cittadini. Ma cosa chiedono i cittadini alla PA online? E quali strumenti preferiscono per ottenere informazioni e usufruire dei servizi? Un’indagine dell’Istituto Piepoli sul rapporto tra cittadini Pubblica Amministrazione e nuovi strumenti di comunicazione risponde a queste domande. I dati emersi dall’indagine sono stati illustrati in occasione della conferenza stampa di presentazione del PA Social Day, il primo evento nazionale dedicato alla nuova comunicazione pubblica via web, social network, chat, intelligenza artificiale, e servizi digitali.

“Web, social e chat sono straordinari strumenti di servizio pubblico”

“È ormai evidente che web, social network, chat sono straordinari strumenti di servizio pubblico, mezzi scelti dagli italiani per informazioni e servizi nella quotidianità, anche nel rapporto con enti e aziende pubbliche”, spiega il presidente dell’associazione PA Social Francesco Di Costanzo. Infatti, quasi un cittadino su due, riferisce Askanews, si aspetta di trovare le informazioni dalla PA su siti web e social network, e nella fascia d’età 18-54 anni il dato raggiunge quasi il 60%. Più di quattro italiani su dieci poi si fidano delle informazioni che ricevono sul web dalle PA, e nella fascia 18-54 anni il dato supera il 50%. Inoltre, sei italiani su dieci considerano i social un’importante occasione di lavoro, e il 90% chiede alla PA maggiore possibilità di partecipazione e informazioni in tempo reale.

Gli italiani portano il web sul secondo gradino del podio dell’informazione pubblica

Superato da tempo il dibattito sull’utilità della presenza o meno su questi strumenti, ora l’Italia è “piena di ottime pratiche di utilizzo di queste piattaforme per il servizio al cittadino – sottolinea Di Costanzo -. Oggi dobbiamo impegnarci sulla qualità dei servizi e delle informazioni, sull’affidabilità, sull’innovazione, sul riconoscimento delle nuove figure professionali e sull’organizzazione”.

Se gli italiani portano il web sul secondo gradino del podio dell’informazione pubblica, social e siti web sono secondi solo alla televisione. E nonostante le fake news, la fiducia nei confronti delle informazioni sul web è elevata.

“Il PA Social Day sarà un evento unico nel suo genere”

“Il PA Social Day – aggiunge Alessia Freda, coordinatrice regionale PA Social Lazio – sarà un evento unico nel suo genere grazie a una rete territoriale che cresce ogni giorno di più”. L’evento, organizzato dall’associazione PA Social si tiene il 6 giugno in 17 città (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Cosenza, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Perugia, Pescara, Roma, Torino e Trieste) in contemporanea e in diretta web e social. E con il coinvolgimento di tutte le regioni.

Social e chat, cosa cambia per i ragazzi con l’introduzione del Gdpr

Ragazzi, cambia tutto per l’utilizzo di chat e social. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento Ue sulla privacy (Gdpr), il 25 maggio 2018, verranno modificate le condizioni d’uso sul consenso dei dati personali: in particolare, il cambiamento riguarda i minori di 16 anni. Per i giovani al di sotto di questa età, infatti, l’articolo 8 del Gdpr dice che per utilizzare questi servizi, “un genitore o un tutore debba acconsentire a suo nome ai termini d’utilizzo”. I singoli Paesi membri, però possono decidere autonomamente di abbassare il limite d’età fino ai 13 anni. I principali social, come Facebook, WhatsApp e Twitter, hanno già adottato questa linea, mentre altre app devono ancora farlo. Anche se la maggior parte delle app è vietata agli under 13 in base a una norma americana – il Children’s Online Privacy Protection Act del 1998 – non è certo un segreto i ragazzini possano facilmente aggirare questi paletti. In ogni caso, ecco cosa succederà sulle principali piattaforme social e sulle principali app con il nuovo regolamento, così come spiegato dall’Ansa.

Facebook

I giovani tra i 13 e i 15 anni hanno bisogno del consenso di un genitore per usare il social come tutti gli altri. Senza autorizzazione, i ragazzi vedranno una versione meno personalizzata della piattaforma, con condivisione limitata e annunci meno rilevanti. Il sistema di controllo prevede che l’under 16 indichi il contatto sul social o l’indirizzo email del genitore che darà il consenso. La novità varrà per tutti, non solo per gli europei, e non è l’unica. Facebook ha detto che vieterà il riconoscimento facciale a chi ha meno di 18 anni.
Messenger

La chat di Facebook, come il suo social, sta chiedendo agli utenti di aggiornare le impostazioni sulla privacy. Anche sulla app varrà la soglia dei 16 anni.
WhatsApp

Sempre di proprietà di Facebook, quella che è al momento la chat più utilizzata sul pianeta chiederà un’autorizzazione ai genitori di ragazzi tra i 13 e i 15 anni, ma solo nell’Unione europea. Senza il via libera dei genitori, in teoria gli under 16 non potranno usare la chat. Al momento non è ancora ben chiaro come la app possa controllare l’età dei suoi utenti, se non semplicemente chiedendola.  
Twitter

Ha iniziato ad aggiornare i suoi termini di servizio per allinearsi al Gdpr. Sui minori, ha innalzato da 13 a 16 l’età minima richiesta agli europei per usare Periscope.

Instagram

Al momento il social utilizzato prevalentemente per le immagini, che appartiene sempre al mondo Facebook, non ha ancora aggiornato il limite d’età. Però consente agli utenti  di chiedere una copia di tutto quanto ha condiviso sulla piattaforma (foto, video, messaggi). Il limite d’età non è stato aggiornato, al momento resta fermo a 13 anni.
Snapchat

La chat che spopola tra i giovanissimi richiede per la registrazione una casella mail o un numero di cellulare, ma non chiede l’età. Nelle condizioni d’uso, però, è riportato che “i servizi non si rivolgono a persone sotto i 13 anni. Questo spiega perché non raccogliamo consapevolmente dati personali di soggetti con un’età inferiore ai 13 anni”.

Crescono le entrate del Fisco: +3,6% rispetto a gennaio-febbraio 2017

Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze: le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 66,794 miliardi di euro nel periodo gennaio-febbraio 2018, segnando +3,6% rispetto allo stesso mese del 2017, per un incremento di 2,315 miliardi di euro. Al risultato positivo contribuiscono sia le imposte dirette (+3,6 %), sia quelle indirette (+3,6%).

La crescita delle imposte dirette riflette l’andamento delle ritenute Irpef su lavoratori dipendenti e pensionati

Le imposte dirette nei primi 2 mesi dell’anno risultano pari a 40,787 miliardi di euro, con un aumento di 1,401 miliardi (+3,6%) rispetto al primo bimestre del 2017. La crescita delle imposte dirette riflette essenzialmente l’andamento delle ritenute Irpef sui lavoratori dipendenti e sui pensionati (+880 milioni, +2,7%). Nel periodo, mostra un incremento significativo il gettito dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze (+56,7%). Significativo anche il gettito dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione (+29,6%), che evidenzia i risultati positivi dei rendimenti medi ottenuti nel 2017 dalle diverse tipologie di forme pensionistiche complementari. Positivo anche l’andamento dell’Ires che registra una crescita di 185 milioni di euro (+25,9%), riferisce una notizia di Adnkronos.

Le imposte indirette ammontano a 26.007 milioni di euro

Le imposte indirette, che nel periodo ammontano a 26.007 milioni di euro, registrano una crescita di 914 milioni di euro (+3,6%). Il risultato è legato all’andamento del gettito dell’Iva (+554 milioni di euro, +3,9%) e, in particolare, della componente sugli scambi interni che aumenta di 519 milioni di euro. Positiva la dinamica del prelievo sulle importazioni (+35 milioni di euro, + 1,5%). Le entrate dell’imposta di registro mostrano un significativo incremento di 151 milioni di euro (+20,9%).

Le entrate dei giochi ammontano a 2.479 milioni di euro

Le entrate dei giochi, nel primo bimestre del 2018, ammontano a 2.479 milioni di euro con una variazione positiva di 160 milioni di euro (+6,9%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda le entrate da accertamento e controllo, il gettito dei ruoli derivanti dalle entrate tributarie si è attestato a 1.360 milioni (+70 milioni di euro, +5,4%) di cui 741 milioni di euro (-12 milioni di euro, pari ad un calo dell’1,6%) sono affluiti dalle imposte dirette, e 620 milioni di euro (+82 milioni di euro, pari ad un aumento del 15,2%) dalle imposte indirette

Italiani i meno felici d’Europa. Per sorridere bisogna partire

Gli italiani sono i più insoddisfatti d’Europa: un recente sondaggio condotto dal portale di viaggi lastminute.com, rivela che soltanto un italiano su tre è davvero felice. La cura? Mettere quello che serve in un valigia e partire. L’analisi è davvero eloquente: ha infatti esplorato le abitudini di 14.000 persone in Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Irlanda e Paesi Bassi.

Siamo grigi e spenti

Il sondaggio si ispira a una campagna lanciata di recente, “Whatever Makes You Pink” che prende ispirazione dal colore rosa dei fenicotteri. La curiosità è che questi animali nascono naturalmente grigi e diventano rosa, colore che li rende famosi, facendo ciò che più amano: mangiare gamberetti. E lo stesso “consiglio” dovrebbe valere anche per le persone, così che possano riconnettersi con il lato rosa della loro vita. E ce n’è di bisogno, in effetti: soltanto un terzo degli italiani infatti si dichiara davvero felice, mentre i più sorridenti sono gli olandesi (46%), seguiti da spagnoli (43%) e irlandesi (40%). A confermarlo il fatto che il 48% di italiani si rende conto che dovrebbe godersi di più la vita. Un grigiore che sembrerebbe legato in primis alla mancanza di denaro (35%) e subito dopo alla carenza di opportunità per viaggiare quanto si vorrebbe (27%).

Pronti, partenza e via verso il buonumore

Per ritrovare felicità, il 67% degli italiani ha bisogno di organizzare un viaggio: la maggior parte dei nostri connazionali (40%) desidera preparare la valigia e raggiungere un luogo in cui non è mai stato, mentre qualcun altro vorrebbe volare in luoghi che già conosce, magari in compagnia della propria famiglia per condividere emozioni e divertimento (9%); ma c’è anche chi si colora di felicità semplicemente pensando alle prossime vacanze (18%). Una percentuale che non ha rivali in Europa: mentre spagnoli e irlandesi cercano la felicità con un biglietto aereo in mano nel 64% dei casi, gli inglesi si attestano al 58% – con addirittura un 17% che vorrebbe tornare in luoghi già visitati. I tedeschi invece realizzano la loro felicità in compagnia delle persone che amano: soltanto il 43% desidera vivere nuove esperienze di viaggio.

Meglio partire che mangiare

Nonostante l’Italia sia la patria dell’enogastronomia migliore del pianeta, la quota degli italiani che sono felici viaggiando supera sorprendentemente anche quella di coloro che si sentono appagati davanti ad una bella tavola imbandita (13%) o con un bicchiere di vino in mano (4%) o addirittura da un rendez-vous galante (20%).

WhatsApp, raggiunto il miliardo e mezzo di utenti mensili. E debutta l’app Desktop

Numeri da record e un trend di crescita che non accenna a rallentare per la più famosa delle chat. L’applicazione di proprietà di Facebook ha infatti raggiunto la ragguardevole quota di un miliardo e mezzo di utenti al mese (a luglio 2017 erano 1,3 miliardi). A inizio 2018, il numero di messaggi inviati ogni giorno sulla piattaforma ha invece superato la vetta dei 60 miliardi. Ottime performance quindi per la chat comprata da FB nel 2014 per 19 milioni di dollari. Gli ultimi dati sono stati comunicati con orgoglio dal “papà” del gruppo, Mark Zuckerberg, insieme ai risultati trimestrali della compagnia.

Storie, sono del social in blu le principali piattaforme

Con i dati trimestrali, sono stati diffusi anche i numeri delle varie piattaforme. In particolare, sono andate particolarmente bene le Storie, formato clonato da Snapchat che su WhatsApp è presente con gli Status. Mark Zuckerberg ha detto che Instagram e WhatsApp sono le due principali piattaforme al mondo per la condivisione di Storie. In base ai dati registrati durante il mese di novembre, fa sapere la società, sia Instagram sia Whatsapp hanno registrato ognuna circa 300 milioni di utenti giornalieri. La concorrente Snapchat si assesterebbe invece a 178 milioni di utilizzatori al giorno.

WhatsApp Business per le imprese: per ora gratis, per il futuro chissà….   

Le buone notizie per Facebook & Co non si fermano qui. Zuckerberg ha voluto sottolineare che sono in continuo aumento anche i messaggi che gli utenti scambiano su WhatsApp con le imprese. Ed è proprio questo il motivo che ha portato al lancio di WhatsApp Business. Si tratta, questa, di una applicazione studiata ad hoc che consente alle piccole aziende di comunicare facilmente con i propri clienti. E’ disponibile anche in Italia e, come nel resto del mondo, per ora l’applicazione versione Business è gratuita. Per il prossimo futuro, però, non si può escludere che verranno introdotte nuovi funzioni extra a pagamento.

Disponibile al download la app WhatsApp Desktop

Intanto, la versione WhatsApp Desktop è pronta per il download sul Microsoft Store per tutti i PC Windows 10. La dimensione è di circa 240 MB. La app offre tutte le funzionalità di WhatsApp Web, si tratta solo di un modo diverso di accedervi. Poiché WhatsApp Desktop è un’estensione dell’app mobile, l’utente deve avere la versione Android o iOS sullo smartphone così da sincronizzare le conversazioni tra tutti i dispositivi e scegliere di volta in volta quello più conveniente. La app è già disponibile anche in Italia.

 

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