La ricostruzione delle unghie dei piedi

L’estate è da poco è finita, e dunque anche il momento di indossare sandali per andare in spiaggia o in piscina, eppure questo non significa che non bisogna più prendersi cura delle unghie dei piedi. Molte persone sono totalmente coscienti di quello che è l’aspetto delle unghie dei propri piedi e per questo se ne prendono cura 365 giorni l’anno.

La ricostruzione delle unghie dei piedi è infatti possibile, ed è un qualcosa di abbastanza comune chiaramente quando arriva la stagione estiva e lasciamo i nostri piedi scoperti, ma non solo.

Il trattamento estetico dei piedi ha acquisito infatti un’importanza e un peso sempre crescenti nell’ambito dei trattamenti di bellezza: esso è indicato per le persone che non si sentono a proprio agio nel mostrare i propri piedi a causa del loro aspetto estetico. Questo complesso causa alle persone dei limiti quando devono scegliere le calzature da indossare o mostrare i propri piedi in luoghi come la spiaggia, e la ricostruzione delle unghie è la soluzione che può aiutarli a risolvere.

Ci sono molti episodi che possono portare ad un danno estetico o a una deformazione dell’unghia. Da rotture, tagli mal eseguiti, infezioni da micosi, patologie dell’unghia, etc.

Come si esegue la ricostruzione delle unghie

La ricostruzione delle unghie dei piedi viene eseguita solitamente applicando un gel con agenti antifungini o una resina auto polimerizzante: mediante questo materiale è possibile restituire  un aspetto normale alle unghie che presentavano distrofia, quelle staccate dalla pelle o semplicemente assenti.

La durata della nuova unghia dipenderà in gran parte dalla crescita dell’unghia naturale sottostante, ma la durata media è di solito di circa 6 settimane. Può essere applicato sia nelle donne, che sono quelle che solitamente richiedono di più questo tipo di servizio, come negli uomini ed in qualsiasi momento dell’anno.

Benefici estetici e sanitari

In molti casi questo trattamento ha non solo evidenti benefici estetici, ma anche sanitari. La ricostruzione protegge infatti l’area e favorisce una migliore crescita dell’unghia sottostante, migliora anche alcune patologie come le unghie dei piedi incarnite.

Le unghie ricostruite consentono l’applicazione di uno smalto semipermanente, quindi non solo la persona interessata può superare il suo complesso, ma avrà anche un’unghia spettacolare. È un trattamento rapido, efficace, indolore e con beneficio doppio, ma è importante che venga eseguito da un professionista per ottenere il miglior risultato con tutte le garanzie a livello igienico e di sicurezza.

Se ti piacerebbe specializzarti in questo settore, è possibile frequentare il corso unghie organizzato da Academia BSI, grazie al quale è possibile acquisire le conoscenze necessarie per apportare in sicurezza e con profitto la ricostruzione delle unghie.

Spogliatoi in palestra, le norme previste dal Coni

Una palestra – o meglio un impianto sportivo – deve rispettare diverse norme, così come previsto anche dal Coni, il Comitato Olimpico Nazionale. Tali direttive hanno lo scopo di individuare livelli minimi qualitativi e quantitativi da rispettare nella realizzazione di nuovi impianti sportivi, così come nella ristrutturazione di quelli esistenti. Nel suo documento, il Comni sottolinea che “Sono soggetti alle presenti norme tutti gli impianti sportivi destinati alla pratica di discipline regolamentate dalle Federazioni sportive nazionali e dalle loro affiliate, ovvero ad attività propedeutiche, formative e di mantenimento di tali discipline. Gli impianti sportivi dovranno essere conformi: alle norme di Legge che sotto qualsiasi titolo regolano la loro progettazione, costruzione ed esercizio, con particolare riferimento a quelle di sicurezza, igiene, superamento delle barriere architettoniche, ecc.;  ai regolamenti delle Federazioni sportive nazionali e internazionali, in relazione al livello di attività previsto, sia per quanto attiene le caratteristiche dimensionali, costruttive ed ambientali degli spazi destinati alla pratica sportiva, che per la dotazione e le caratteristiche delle attrezzature fisse e mobili; alle presenti norme”.

Spogliatoi, le regola da rispettare

Il documento redatto dal Comitato tiene conto anche dei locali adibiti a spogliatoi, particolarmente importanti in tutti gli ambienti sportivi. Addirittura, gli utenti passano più tempi in questi spazi che in palestra o nei campi dedicati alle varie discipline sportive. Ecco le principali indicazioni, oltre a quelle più tecniche che rispondono a precise esigenze di ventilazione e illuminazione degli spazi. “L’altezza media dei locali di servizio non dovrà risultare inferiore a m 2.70 e comunque, in nessun punto, inferiore a m 2.20. Le pavimentazioni dovranno essere di tipo non sdrucciolevole nelle condizioni d’uso previste. Le caratteristiche dei materiali impiegati dovranno essere tali da consentire la facile pulizia di tutte le superfici evitando l’accumulo della polvere, ed i rivestimenti dovranno risultare facilmente pulibili e disinfettabili con le sostanze in comune commercio…  I locali spogliatoio dovranno essere protetti contro l’introspezione ed essere suddivisi per sesso considerando, salvo particolari destinazioni, un uguale numero di uomini e di donne. In ogni caso dovranno essere previsti almeno due locali spogliatoio. Per le piscine possono essere realizzati spogliatoi singoli (cabine a rotazione) a parziale o totale sostituzione di quelli comuni. Il numero dei posti spogliatoio da realizzare dovrà essere commisurato al numero di utenti contemporanei, tenendo conto delle modalità di avvicendamento e del tipo di pratica sportiva. Per capienze superiori ai 40 posti è preferibile realizzare più spogliatoi di dimensioni inferiori. Gli spogliatoi dovranno risultare fruibili da parte dei disabili… Gli spogliatoi dovranno essere dotati di WC e docce… negli spogliatoi, ovvero nelle loro immediate vicinanze, dovrà essere prevista una fontanella di acqua potabile”.

I bagni che seguono la legge

Riporta ancora il documento del Coni: “Per i servizi igienici degli atleti, ogni locale WC dovrà avere accesso da apposito locale di disimpegno (anti WC), eventualmente a servizio di più locali WC…Il numero complessivo di lavabi dovrà essere almeno pari a quello dei WC; anziché lavabi singoli potranno essere utilizzati lavabi a canale con numero di erogazioni almeno pari a quello prima indicato per i lavabi singoli… Per gli spogliatoi atleti dovrà essere realizzato almeno un WC ogni 15 posti spogliatoio o frazione, con dotazione minima di un WC…Dovrà essere previsto un posto doccia almeno ogni 4 posti spogliatoio o frazione, con dotazione minima di due docce. Almeno un posto doccia per le docce destinate agli uomini ed uno per quelle destinate alle donne dovrà essere fruibile da parte dei disabili motori”.

I servizi accessori

Per la scelta di arredi e complementi, compresi armadietti e panche destinate agli utenti, andranno scelti elementi che non solo rispettino tutti gli standard di sicurezza, ma anche in materiali facilmente pulibili e resistenti all’azione del tempo. Per garantire il massimo comfort agli sportivi, andranno selezionati anche altri complementi – dai cestini per i rifiuti ai phon – che offrano la massima comodità a fronte di assenza di rischi per gli utilizzatori. Per quanto riguarda gli asciugacapelli da parete, uno dei maggiori fornitori europei per collettività è Mediclinics, azienda spagnola operante da anni anche in Italia. Tra i prodotti di punta, spiccano gli asciugacapelli Machflow, di produzione esclusiva. Ergonomico e di dimensioni contenute, è un apparecchio dotato di tubo estensibile fino a 2 metri, ad altissima potenza, antivandalico e antimanomisisone e, ultimo dettaglio ma non per importanza, dal design esteticamente ricercato e dalla lunga durata.

La sicurezza? Inizia dalla finestra

I dati relativi ai furti in nel nostro paese sono allarmanti. Stando agli ultimi dati, divulgati recentemente da un famoso sito italiano di confronto assicurativo, le effrazioni sarebbero “643 al giorno, circa 27 ogni ora, uno ogni 2 minuti. Tanti i furti in appartamento che ogni anno vengono compiuti in Italia”. Numerosi spaventosi, che mettono in evidenza il rischio a cui sono esposte quotidianamente le abitazioni e i loro abitanti. Sempre in base a questo studio, nel 38% dei casi di furto sono avvenuti perché i ladri erano riusciti a fare un capotta delle chiavi. Ma, in un altissima percentuale – il  21% – l’intrusione in casa è stata attraverso la rottura di una finestra. Appare dunque evidente l’importanza rivestita da infissi, finestre e vetri nel ruolo di protezione della propria casa.

Scegliere installatori affidabili

In commercio esistono diversi modelli di finestre antieffrazione, o finestre di sicurezza,  capaci cioè di resistere allo scaricamento dell’anta e al tentativo di rompere i vetri. Ovviamente, si tratta di prodotti di qualità elevatissima, dalle precise caratteristiche tecniche e strutturali, che non solo vanno realizzate a regola d’arte, ma anche installate da professionisti del settore. Un marchio di riferimento in questo ambito è sicuramente R&T, azienda specializzata nella realizzazione di serramenti blindati per istituti di credito.Un know how esteso anche ad altre categorie, come gli esercizi commerciali e le abitazioni private.  La produzione prevede l’utilizzo dell’alluminio sia freddo sia a taglio termico in conformità alla norme sul risparmio energetico, che consente la detrazione del 65% del costo sostenuto.

Design fa rima con sicurezza

I serramenti blindati di R&T sono disponibili in colorazione a tinte RAL e con finitura effetto legno e bicolore e sono adattabili a qualsiasi negozio, ufficio o abitazione. Numerosi sono i diversi disegni di profilo disponibili, così da soddisfare specifiche esigenze anche in termini di design e robustezza. Le principali caratteristiche di questi prodotti sono: vetri blindati; tinte legno; maniglie con chiavi unificate; utilizzo di sistemi brevettati e certificati.

Classificazioni a livello europeo

I livelli di anti-effrazione sono classificati da 1 a 6: i serramenti blindati da 1 a 4 si riferiscono ad abitazioni private e ambienti civili, da 1 a 6 per altri ambienti che richiedono un maggiore livello di sicurezza. A seconda delle necessità, e della “capacità” di anti-effrazione richiesta, si possono utilizzare sistemi completamente composti da estruso in alluminio oppure sistemi combinati in alluminio e acciaio, dove quest’ultimo viene inserito all’interno dei profili in modo tale da aumentare la resistenza alle sollecitazioni. La crescita degli ultimi anni in termini di prodotti di sicurezza ha comportato la necessità di determinare la reale qualità in quest’ambito, secondo criteri e dati universali: è nata così la normativa dell’Unione Europea denominata ENV 1627/30:2000 che prevede rigorosi test ai quali i serramenti blindati sono sottoposti e relativi alle chiusura, alla classificazione, al rispetto dei requisiti stabiliti dalla norma e, ovviamente, alla metodologia condotta per stabilire tali parametri. Quest’ultima prevede quindi una serie di prove per Istituti appositamente classificati nella conduzione delle stesse, ed il serramento viene sottoposto a test di resistenza sotto carico statico, dinamico e manuale. L’obiettivo di tali test è quello di simulare in modo realistico il comportamento in caso di tentativo di scasso, così da assicurare la massima sicurezza ai clienti.

Cialde Lavazza a Modo Mio | Qualità ad ogni sorso

 

Oggi parliamo di un e-commerce vincente, che negli anni sta confermando i propri risultati grazie ad una grande cura posta verso il prodotto caffè ed il customer care.: parliamo di Cialdamia.it. Se ami concederti una deliziosa tazza di caffè nel corso della giornata, la gamma di cialde Lavazza a Modo Mio contiene le miscele più raffinate e pregiate al mondo, l’ideale per te che non rinunci a questa piccola gioia quotidiana e desideri viverla anche più volte al giorno. Dentro ogni cialda Lavazza trovi tutta la qualità e la raffinatezza di miscele pregiate e ricercate, e ad ogni sorso ti sarà chiaro il perché queste siano le cialde preferite dagli italiani.

Ci sono tantissime e sensazionali qualità tra le quali scegliere, ciascuna sigillata ermeticamente in una capsula che consente di proteggerne l’aroma e le caratteristiche peculiari, così da regalarti sempre la tazza perfetta per soddisfare i tuoi gusti o  sollevare il tuo umore. Il momento del caffè è infatti un vero e proprio rituale che non è mirato unicamente al raggiungimento della soddisfazione tramite l’esercizio delle papille gustative, ma consente a tutti gli effetti di allontanare per un momento i problemi e lo stress della vita quotidiana. Una pausa di piacere che è bene concedersi anche più volte al giorno, a casa come in ufficio, per gustare un prodotto di alta qualità con un semplice gesto della mano.

Con una buona tazzina di caffè tra le dita, anche i problemi di ogni giorno sembrano più facili da risolvere: bisogna soltanto scegliere l’aroma e la miscela delle cialde che più si addicono ai propri gusti, magari condividendo questo momento con le persone che più si hanno a cuore. Se hai dei dubbi su quale possa essere la miscela giusta per te, su Cialdamia.it puoi visionarne davvero tante: scoprirai che oltre ai gusti più classici ce ne sono tanti altri selezionati accuratamente ed in grado di regalarti quell’energia di cui hai bisogno per affrontare al meglio la giornata.

Pedrazzini Arreda | Cucine a Milano

Un tempo la cucina era un ambiente di casa adibito solamente a luogo in cui venivano preparati i pasti, era una zona dell’appartamento in cui orbitavano quasi esclusivamente le donne e l’aspetto estetico della stanza non aveva grande importanza. Oggi le cose sono cambiate decisamente e la cucina ha assunto nel tempo una nuova veste all’interno di ogni appartamento, acquisendo man mano la stessa considerazione della quale godono gli altri ambienti di casa. L’aspetto estetico è oggi considerato assolutamente prioritario, al pari di quello pratico e funzionale, ed il motivo è da ricercare nel nuovo ruolo che la cucina ha assunto nella società attuale. Non è più semplicemente la stanza in cui vengono cucinati i pasti, ma è anche l’ambiente informale in cui ricevere gli amici, chiacchierare davanti un buon bicchiere di vino e sperimentare piatti nuovi anche in presenza dei nostri ospiti.

La continua ricerca di perfezionamenti e soluzioni funzionali ha fatto si che oggi esistano eccellenze di assoluto valore come le cucine che Pedrazzini Arreda propone nel suo showroom a Milano: il massimo del’eleganza e della praticità per delle cucine belle da vivere e da utilizzare, nelle quali ti sentirai perfettamente a tuo agio come il miglior chef al mondo. Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, e ti offre tutta la qualità e la raffinatezza delle cucine di queste importanti aziende. Sarai seguito dallo staff sin dalle fasi di progettazione della tua nuova cucina e potrai usufruire del servizio di ritiro di quella vecchia, un team di esperti installatori ti consegnerà la tua nuova cucina pronta per l’utilizzo. Pedrazzini Arreda è la soluzione perfetta per te che sei alla ricerca del marchio Veneta Cucine a Milano, contatta adesso il recapito telefonico 0298491249 per informazioni o visita direttamente lo showroom di Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese.

Fase 3, la ripresa del traffico in Italia secondo Mytraffic

Un barometro sulle tendenze del flusso pedonale e dei veicoli per aiutare le città e gli operatori del commercio ad anticipare la ripresa post-Covid della propria attività. È quello effettuato da Mytraffic, start-up specializzata nell’analisi dei flussi pedonali e veicolari, che ha studiato il traffico post-lockdown in 370 aree commerciali italiane attraverso l’analisi dei dati di geolocalizzazione.

Dall’analisi di Mytraffic si evidenzia un trend nazionale di ripresa. A inizio luglio infatti  il traffico fisico nelle principali aree commerciali era diminuito rispetto al periodo precedente la pandemia del 23%, e del 19% in questo mese di settembre.

L’importanza strategica di misurare il traffico

A oggi la misurazione accurata del traffico pedonale o veicolare in una zona commerciale, in un centro commerciale o di fronte a un indirizzo specifico, è di importanza strategica in quanto consente ai retailer, ai centri commerciali, ai professionisti del settore immobiliare e alle città di disporre di dati oggettivi in tempo reale per prendere decisioni chiave come l’apertura di un punto vendita, negoziare i canoni di locazione, riporta Adnkronos, ma persino intraprendere un progetto di investimento in una zona urbana.

L’impatto del Covid-19 sulle principali aree commerciali di Milano

Il trend, che fa ben sperare per una ripresa delle attività economiche entro la fine dell’anno, è stato riscontrato anche nel case study relativo all’impatto del Covid-19 sul traffico fisico in alcune delle principali aree commerciali di Milano. Dallo studio emerge come il traffico pedonale nella città di Milano e nelle sue aree più dinamiche mostri incoraggianti segnali di ripresa, nonostante sia ancora influenzato dall’impatto della pandemia. Se si analizza, ad esempio, il traffico pedonale nell’area di Milano Garibaldi, dopo quasi quattro mesi dalla fine del lockdown si evidenzia una ripresa del 58% del suo traffico pedonale abituale giornaliero, nonostante un più che prevedibile calo a metà agosto.

Una tecnologia al sevizio delle aziende

Grazie alla tecnologia del software SaaS Mytraffic Analytics tutti i player di settore possono ottenere una misurazione accurata del traffico pedonale o veicolare in una zona commerciale, in un centro commerciale o di fronte a un indirizzo specifico. Anche per questo 250 aziende hanno già utilizzato affidate

i servizi di Mytraffic, tra cui Igd Siiq, Grandi Stazioni Retail, Klépierre, Cushman & Wakefield Italia, Engel & Volkers Commercial Milano e Engel&Volkers Commercial Lombardy, Ceetrus Italia, Aedes SIIQ, Lidl, Synlab, Liu Jo, H&M e Sephora.

I dipendenti italiani sono i più confusi sullo smart working

A livello europeo c’è ancora molta confusione su quanto i dipendenti possano spendere per attrezzarsi a lavorare da remoto. Ma sono i dipendenti italiani i più disinformati sullo smart working. Dopo i francesi (12%), soltanto un lavoratore italiano su sei, il 15%, risulta informato infatti su come gestire le spese durante il lockdown. Al contrario, i più informati sono i lavoratori danesi (24%), seguiti da svedesi e anglosassoni (19%), tedeschi (18%), olandesi (16%) e spagnoli (15%). È quanto emerge dal sondaggio Home Office di Sap Concur sulle spese di telelavoro, condotto tra 6.812 dipendenti in 8 mercati europei.

Poca chiarezza su quali spese si è autorizzati a sostenere mentre lavora da casa

Di fatto, solo il 34% dei dipendenti italiani è stato informato su quanto tempo passerà ancora a lavorare in smart working, risultando pari ai francesi (34%). Meno informati in questo caso i lavoratori di Paesi Bassi e Spagna (30%), Germania (28%), Danimarca (26%), Svezia (24%) e Regno Unito (22%).

Per quanto riguarda le spese però in Italia si riscontra poca chiarezza. Il 76% dei lavoratori non è sicuro se e quali spese è autorizzato a sostenere mentre lavora da casa. La situazione è migliore negli altri Paesi europei, con Olanda (72%), Francia (69%), Spagna (64%), Regno Unito (63%), Danimarca (60%), Germania (58%), Svezia (51%) che mostrano di avere idee più chiare.

Dubbi sui rimborsi relativi all’acquisto di dispositivi software e hardware

Tra i dipendenti italiani intervistati, riporta Adnkronos, il 42% non è stato informato riguardo i rimborsi relativi all’acquisto di dispositivi software e hardware, fondamentali per poter portare avanti attività lavorative da casa.

Più rosea la situazione nel resto d’Europa. Germania (38%), UK (32%), Spagna (31%), Francia (32%) e Danimarca (27%) non sanno se l’azienda copra spese relative all’elettricità e al riscaldamento, il 23% dei dipendenti svedesi non sa se riceverà il rimborso relativo a spese per mobili per ufficio, mentre nei Paesi Bassi c’è un’incognita sulle spese relative a hardware e software IT (36%).

La maggior parte dei dipendenti non era preparata prima della pandemia Il 31% dei lavoratori italiani afferma, inoltre, di non poter sostenere alcun costo, mentre gli altri Paesi europei danno maggiori possibilità, con Spagna (10%), Danimarca (17%), Svezia e Olanda (20%) tra le più virtuose. La maggior parte dei dipendenti ammette poi di non essere stata preparata a lavorare da casa prima della pandemia. E solo il 39% dei dipendenti italiani ritiene di essere stato preparato a lavorare in smart working prima dell’emergenza sanitaria. A livello europeo, i dipendenti svedesi erano i più preparati (52%), mentre la pandemia ha trovato meno organizzati gli spagnoli, con il 67% dei lavoratori che non sapevano come poter gestire le attività lavorative in smart working

Stress da lavoro. Il 25% dei lavoratori ne soffre

Lo stress dal lavoro è in aumento, e può portare a conseguenze molto gravi. Non è un caso se dopo decenni di studi l’OMS abbia deciso di riconoscere lo stress causato dal lavoro come una vera e propria sindrome, indicata come burn out.

I lavoratori italiani, già stressati nella “normalità” degli anni scorsi, nel 2020 non hanno certo ridotto la mole di ansia e di preoccupazioni. Anzi. Secondo lo studio The Workforce View 2020 – Volume Uno, realizzato da ADP, la multinazionale che realizza software per la gestione delle risorse umane, emergono dati poco incoraggianti. La ricerca è stata realizzata intervistando 32.500 lavoratori in tutto il mondo, dei quali 2.000 in Italia. E il 43% di loro afferma di vivere una situazione di stress almeno una volta alla settimana, mentre il 25% si sente stressato quotidianamente. Solo il 12% dichiara di non sentirsi mai stressato.

Dall’affaticamento all’esaurimento

Sono tante le conseguenze negative dello stress eccessivo. Se infatti esiste lo stress positivo, di breve durata e saltuario, che si traduce in una stimolazione fisiologica e mentale per migliorare le proprie performance, quello decisamente negativo porta a un alto livello di tensione per lunghi periodo di tempo. Gli effetti? Dall’affaticamento all’esaurimento. Lo stress eccessivo mina la salute dei lavoratori, il loro benessere, e di conseguenza anche il benessere delle aziende. Anche per questo, come spiega ADP, dovrebbero essere le aziende stesse ad alleviare l’onere nei confronti dei lavoratori maggiormente stressati.

Risolvere questo problema non è facile, e sarebbe meglio prevenirlo.

Le professioni più stressanti

“Esistono ruoli che per loro stessa natura sono maggiormente esposti ad alti livelli di stress – spiega Carola Adami, head hunter e Ceo della società di selezione del personale Adami & Associati -. Mi riferisco ad esempio a chi lavora abitualmente in modalità multitasking, a chi lavora a stretto contatto con il pubblico, nonché a chi lavora in settori dove il livello di incertezza è molto alto. Il manager d’azienda, l’organizzatore di eventi, l’avvocato, il barista, il medico, l’assicuratore – continua l’esperta – sono solamente alcuni dei lavori che si distinguono per l’alto livello di stress”.

Selezionare il candidato più adatto al ruolo da ricoprire

Nel momento in cui si ricerca un nuovo lavoratore per ricoprire uno di questi ruoli diventa quindi importante, per il bene dell’azienda e per il bene del candidato, capire se il potenziale candidato potrà o meno essere in grado di gestire lo stress.

“Durante i colloqui di selezione è importante capire come reagisce il candidato sotto stress. Per farlo – suggerisce Adami – esistono diverse tecniche, come per esempio presentare domande in modo incalzante, decidere a metà colloquio di passare all’inglese e così via”. In definitiva, per evitare lo stress in azienda è necessario agire su due fronti. Da una parte ridurre per quanto possibile le situazioni di stress eccessivo sul lavoro, dall’altra selezionare con cura il personale, in modo da assegnare a ognuno il ruolo più adatto.

Smartwatch, +12% a livello globale. Apple ancora in testa, ma scende

L’epidemia di coronavirus e il lockdown non hanno frenato il mercato mondiale degli smartwatch. Questo, nonostante le gravi difficoltà incontrate dal settore tecnologico, che ha visto sconvolgere tanti aspetti del mercato, dalla pianificazione alla produzione alle vendite dei prodotti. Di fatto, il mercato degli smartwatch ha chiuso il primo trimestre con consegne in crescita del 12% a livello globale, giunte a quota 14,6 milioni di unità. Apple resta saldamente in testa, anche se nei primi tre mesi dell’anno le consegne di Apple Watch hanno registrato una flessione del 13% rispetto allo stesso periodo del 2019, passando da 6 a 5,2 milioni di unità.

Tra aprile e giugno la Mela venderà il suo centomilionesimo Watch

Lo riferiscono gli analisti di Canalys, secondo i quali di riflesso il market share della Mela è sceso dal 46,7% al 36,3%. In ogni caso, da gennaio a marzo gli esperti stimano che Apple abbia comunque registrato 4 milioni di nuovi utenti del Watch, portando la base installata a circa 70 milioni. Sempre secondo gli esperti, tra aprile e giugno la compagnia californiana venderà il suo centomilionesimo Apple Watch, riporta Ansa.

Huawei e Samsung al secondo e terzo gradino del podio

Dopo Apple, Huawei, un po’ a sorpresa, si piazza al secondo posto, con 2,1 milioni di smartwatch, e una crescita annua che tocca addirittura il 113%. Samsung rincorre i primi due, e si piazza in terza posizione, facendo registrare 1,8 milioni di unità spedite, in aumento rispetto agli 1,2 milioni dello scorso anno. Ma il lancio del presunto Galaxy Watch 3 potrebbe aiutare a invertire questa tendenza, riferisce tomshw.it. Garmin e Fitbit, poi, ottengono rispettivamente la quarta e la quinta posizione, con un aumento rispettivamente del 24% (1,1 milioni) e del 21% (0,9 milioni).

Un dato interessenza giunge dall’America, che per la prima volta non ha rappresentato il Paese con il maggior numero di vendite nel campo degli orologi smart. La domanda infatti ha coperto solamente un terzo di quella mondiale, e se le richieste per gli Apple Watch sono cresciute costantemente nei mercati esteri, negli Stati Uniti e in Europa le vendite hanno subito un rallentamento.

La Cina traina le spedizioni toccando quota 66%

Ed è la Cina ad avere registrato il maggior aumento nelle spedizioni di smartwatch, toccando quota 66%. Anche qui, Apple domina il mercato, seguita a non troppa distanza, da Xiaomi.

I prossimi mesi dovrebbero segnare un aumento importante anche degli altri marchi interni al mercato, con un maggior interesse anche per le soluzioni offerte da Huawei e Oppo. Inoltre, pur non trattandosi di uno smartwatch, ma comunque di dispositivi indossabili, gli AirPods hanno fatto segnare un crescente interesse, oltre ogni aspettativa, soprattutto nei Paesi del Nord America. E risultati molto incoraggianti sono arrivati anche dal sud-est asiatico e dall’America Latina.

Nella Fase 2 il digitale continua a crescere e si normalizza la fruizione TV

La crisi legata all’emergenza Coronavirus ha modificato profondamente le abitudini e i comportamenti degli italiani, anche per quanto riguarda la multimedialità. Se durante il lockdown gli italiani hanno incrementato il tempo passato davanti alla TV con la Fase 2 la fruizione sta ritornando a livelli normali. Continua invece a crescere a ritmi sostenuti il Digitale, che per gli italiani sembra essere diventato un’abitudine consolidata, Boomer compresi. Secondo l’indagine GfK Sinottica, che monitora settimanalmente i comportamenti reali di consumo degli italiani, nelle prime settimane della crisi e durante il lockdown il tempo speso davanti alla TV è infatti aumentato del +18% rispetto al periodo antecedente l’epidemia, mentre il tempo dedicato agli strumenti digitali tra il 21 febbraio e il 3 maggio 2020 è cresciuto del +25%.

Scende il tempo passato davanti alla TV, soprattutto fa i più giovani

Durante il lockdown gli italiani si sono rivolti alla TV per cercare informazioni su Covid-19, ma anche per intrattenersi nel lungo periodo passato in casa. Dall’indagine GfK Sinottica risulta significativo l’incremento di tempo dedicato alla TV tra i più giovani, con un +24% di incremento da parte della Generazione Z (14-24 anni) verificato tra il 21 febbraio e il 3 maggio. Con la Fase 2 le cose sono però cambiate. Dalle rilevazioni GfK Sinottica nella prima settimana di maggio il tempo speso davanti alla TV è cresciuto del +1%, e nella seconda settimana del +3%, tornando quasi ai livelli precedenti l’emergenza Coronavirus.

Una normalizzazione delle abitudini di fruizione

Si tratta di una normalizzazione delle abitudini di fruizione  dovuta probabilmente al ritorno al lavoro di molte persone, e più in generale, alla possibilità di uscire dalla propria abitazione. Il trend è ancora più marcato per la Generazione Z, che nella seconda settimana di Fase 2 ha visto diminuire del -3% il tempo speso davanti alla TV.

Tra smart working, didattica a distanza e video aperitivi, durante il lockdown il digitale è invece entrato a far parte in maniera significativa della vita quotidiana degli italiani. I dati GfK Sinottica mostrano come le persone hanno utilizzato il digitale per informarsi, fare la spesa, lavorare, socializzare e anche per intrattenersi, sviluppando nuove abitudini che sembrano destinate a continuare anche nella Fase 2.

I Baby Boomer sempre più digitali

Di fatto, secondo le rilevazioni GfK Sinottica il tempo speso per tutti gli strumenti digitali nella settimana tra il 4 e il 10 maggio è cresciuto ancora del +20%, e tra l’11 e il 17 maggio del +24%.  Questo incremento si riscontra anche nelle fasce più mature della popolazione, quelle che prima dell’emergenza Coronavirus avevano meno familiarità con il digitale. Ad esempio, se tra i Baby Boomer (55-74 anni) la crescita è stata del +26% nelle prime settimane di emergenza e durante il lockdown, in questo caso la crescita continua anche nella Fase 2, con un +24% nella settimana compresa tra l’11 e il 17 maggio.

La casa è diventata il nostro mondo, prendersene cura è una priorità

Costretti dall’emergenza non siamo mai stati così tanto in casa come in questo periodo. E anche durante la Fase 2, con l’allentamento del rigore del lockdown, sia per prudenza sia per necessità imposte da lavoro e scuola a distanza, continueremo a vivere la casa come il centro della nostra vita quotidiana.

La casa, insomma, è diventata il centro del nostro mondo. E secondo un report di Veepee, azienda francese di e-commerce, prendersene cura è la priorità per il 53% degli intervistati. Passare tanto tempo a casa vuol dire però dedicarsi di più anche ai propri figli, che si trovano ad avere i genitori accanto tutto il giorno, anziché solo a cena come accadeva prima.

Cambiano le abitudini, ma non la necessità di mantenere i contatti

Parallelamente alle attività casalinghe ludiche o di svago continuano i compiti e le lezioni, ormai parte della nuova routine per chi ha figli in età scolastica. In questo, come in altri ambiti, la tecnologia assume un ruolo sempre più importante, e accelera la tendenza già in atto di ricorrere in maniera sempre più frequente all’e-commerce per ogni genere di acquisto. Ma in questo periodo in cui anche la socialità è cambiata per non perdere il contatto con amici e familiari gli italiani hanno scoperto nuovi modi di comunicare. Più dell’80% organizza video-aperitivi e video call, oltre alle telefonate (45%) e ai messaggi vocali (49%).

Lasciare libero spazio alla creatività e coltivare le relazioni sociali

Il 71% degli intervistati dichiara di lasciare libero spazio alla creatività inventandosi piccole attività manuali, giocando con i giochi di società, suonando e cantando insieme, o ascoltando musica. Il 40% invece trascorre la maggior parte della giornata guardando serie tv, cartoni animati o film per bambini. Coltivare e mantenere i rapporti rimane però una delle priorità. Pensare a un pranzo insieme ai propri cari insieme, appena sarà possibile, è ciò che maggiormente si desidera. Al secondo posto, secondo il sondaggio, figura il riappropriarsi delle piccole gioie, concedendosi una passeggiata all’aria aperta o fare una gita fuori porta, al mare o in montagna (42%).

In attesa dello shopping nei negozi i casalinghi si acquistano online

Se al terzo posto di ciò che più si desidera fare appena sarà possibile figura lo shopping “dal vero”,  nei negozi della propria città, a partire dal mese di marzo la piattaforma ha implementato la sezione #aCasa, che offre una vasta scelta di prodotti per tutta la famiglia “in quarantena”. Dagli alimenti agli attrezzi da cucina per preparare anche pizza e pane fino ai giochi per bambini, gli outfit per stare comodi fra le mura domestiche e i prodotti beauty per vivere al meglio la clausura, online si trova tutto ciò che può alleviare la clausura forzata.

I prodotti più acquistati sulla piattaforma? Oggetti e tessuti per la casa (quasi il 40% degli intervistati), prodotti alimentari per sperimentare nuove ricette (28%) e prodotti di bellezza per i momenti di relax (25%).

Un terzo delle famiglie italiane non ha un pc

La fotografia scattata dalla ricerca Istat Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi, relativo agli anni 2018-2019, mette chiaramente in luce il divario digitale presente all’interno delle case degli italiani. Dalla ricerca emerge infatti che un terzo delle famiglie nella propria casa non ha un computer o un tablet, nonostante la quota scenda al 14,3% tra le famiglie con almeno un minore. E se solo per il 22,2% delle famiglie italiane ogni componente ha a disposizione un pc o un tablet, è nel Mezzogiorno che i dati sono più allarmanti.

Nelle regioni del Sud Italia il 41,6% delle famiglie è senza computer in casa, mentre nelle altre aree del Paese la media si attesta a circa il 30%.

Oltre il 60% di bambini e ragazzi condivide il computer con la famiglia

Calabria e Sicilia sono in testa nella classifica del digital divide, rispettivamente con la quota del 46% e del 44,4% di famiglie prive di pc o tablet.

Al Sud, inoltre, il numero di chi ha a disposizione almeno un computer per ciascun componente della famiglia scende al 14,1%, contro il 22,2% della media italiana. In generale, oltre il 60% di bambini e ragazzi condivide il pc o il tablet con la famiglia. Se a questo si aggiunge poi che quattro minori su dieci vivono in case sovraffollate, allora il quadro è ancora più grave, considerata l’emergenza sanitaria che al momento costringe tutti a casa.

Marcate differenze territoriali fra Nord e Sud

Nelle regioni del Nord la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa è maggiore. In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70% delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70% anche nel Lazio.

Al Nord, inoltre, la quota di famiglie in cui tutti i componenti hanno un pc sale al 26,3%, riferisce Ansa. Rispetto alla dimensione del comune, la percentuale più alta di famiglie senza computer si osserva nei comuni di piccole dimensioni, la più bassa nelle aree metropolitane. Se si considerano le famiglie con minori, la quota di quante non hanno un computer scende al 14,3%, ma le differenze territoriali risultano ancora più accentuate con valori che vanno dall’8,1% del Nord-Ovest (6% in Lombardia) al 21,4% del Sud. 

Meno di un ragazzo su tre presenta alte competenze digitali

Meno di un ragazzo su tre, inoltre, presenta alte competenze digitali (il 30,2%, pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base.

Le ragazze presentano complessivamente livelli leggermente più elevati di competenze digitali (il 32% dichiara alte competenze digitali contro il 28,7% dei coetanei). Anche in questo caso dal punto di vista territoriale è abbastanza evidente il gradiente Nord-Mezzogiorno, con le regioni del Nord-Est che presentano i livelli più elevati su quasi tutte le competenze digitali.

Coronavirus, boom per vendite ed e-commerce

Tra lunedì 24 febbraio e domenica 1 marzo le vendite della Grande Distribuzione Organizzata hanno registrato trend di crescita a doppia cifra rispetto alla stessa settimana del 2019. Un’impennata del 12,2%, causata dall’emergenza Coronavirus, che per l’e-commerce ha generato un vero e proprio boom. Secondo un’indagine di Nielsen i prodotto di largo consumo venduti online sono aumentati infatti dell’81%, circa 30 punti percentuali in più rispetto alla settimana precedente.

Il Sud Italia registra gli incrementi più alti su base tendenziale

Dall’analisi condotta da Nielsen emerge che la tendenza si è invertita nell’ultima settimana di febbraio. Se infatti nei sette giorni precedenti era il Nord Ovest a trainare la crescita, la settimana che si è chiusa domenica 1 marzo ha visto il Sud Italia registrare gli incrementi più alti su base tendenziale, pari 15,8%. Seguono Centro e il Nord Est, entrambi con una percentuale di crescita pari a +12,8%, e il Nord Ovest, in trend sempre molto positivo (+9,9%), ma, in questo caso, sotto la media nazionale.

Discount, Specialisti Drug, e supermercati crescono a doppia cifra

Se si analizzano i vari format distributivi, a registrare i trend di crescita più alti sono i discount (+17,8%), seguiti dagli Specialisti Drug (+17,5%). Anche i supermercati crescono però a doppia cifra (+14,6%), così come i liberi servizi (+10,8%). In lieve frenata invece gli ipermercati, che registrano una performance positiva, ma sotto la media (+7,1%), anche in conseguenza della chiusura di alcuni punti vendita nei centri commerciali. In controtendenza, invece, il dato dei format Cash & Carry, che ha fatto segnare un trend negativo (-9,22%) dovuto alle difficoltà dei player HoReCa (ospitalità e ristorazione), che utilizzano questo canale come fonte di approvvigionamento, riporta Askanews.

La filiera del largo consumo dimostra capacità di soddisfare una domanda anomala

Si tratta di una nuova spinta alla spesa data dalle disposizioni di evitare luoghi pubblici affollati, inclusi bar, ristoranti e altri locali. Una spinta che non riguarda “solo le apprensioni relative alla salute, ma anche la necessità di soddisfare consumi domestici aumentati – commenta Romolo de Camillis, Retailer Service Director di Nielsen Connect in Italia -. L’adozione di misure preventive anche in molte Regioni del Mezzogiorno ha impattato il trend di crescita della Gdo, che al Sud cresce di 6 punti percentuali in più che nel Nord Ovest. In una situazione eccezionale come quella di oggi, la filiera del largo consumo dimostra grande efficienza e flessibilità, che si traduce nella capacità di soddisfare una domanda anomala”.

Cyberbullismo, uno studente su 5 salta la scuola, e uno su 3 è vittima

In tutto il mondo un minore su 3 è vittima di cyberbullismo, il 71% dei minori teme le violenze sui social, e le ragazze sono più colpite dei maschi. A causa del bullismo online, poi, uno studente su cinque salta la scuola.

“Nel mondo – spiega, in occasione del Safer Internet Day, Francesco Samengo, Presidente dell’Unicef Italia – ogni 5 minuti muore un bambino a causa di violenza. Moltissimi altri convivono con le cicatrici causate da violenza fisica, sessuale e psicologica, che va dalle percosse al bullismo”.

Ma in un mondo ormai dominato dal digitale, “la violenza che i bambini affrontano nelle loro case, scuole e comunità – aggiunge Samengo – è spesso amplificata da sms, foto, video, email, chat e social media”.

A chi spetta la responsabilità di porre fine al fenomeno?

Da quanto emerge da un sondaggio condotto dall’Unicef tramite la piattaforma U-Report su 170 mila giovanissimi provenienti da 30 Paesi di tutto il mondo, un ragazzo su tre ha vissuto esperienze di cyberbullismo. Il 71% di coloro che hanno risposto al sondaggio è inoltre convinto che il cyberbullismo si verifichi soprattutto sui social, e circa il 32% pensa che i governi dovrebbero essere responsabili di porre fine a questo fenomeno. Il 31% ritiene però che questa responsabilità debba spettare ai giovani, e il 29% alle aziende di internet.

I quindicenni sono più esposti al rischio rispetto agli undicenni

“A differenza del bullismo esercitato di persona, il cyberbullismo può raggiungere la vittima dovunque, in qualsiasi momento, spesso lasciando il bambino bullizzato in uno stato di ansia costante”, continua Samengo.

Secondo i dati raccolti, poi, le ragazze hanno maggiori probabilità di essere vittime di cyberbullismo rispetto ai ragazzi. Si stima inoltre che gli studenti più grandi potrebbero essere maggiormente esposti al fenomeno rispetto a quelli più piccoli. Tra i giovani di 15 anni si riporta infatti una percentuale maggiore di atti di cyberbullismo rispetto a quelli di 11 anni, riporta Ansa.

L’aumento del cyberbullismo riflette l’espansione dell’accesso al web da parte dei bambini

In ogni caso, l’aumento del cyberbullismo riflette la rapida espansione dell’accesso dei bambini e dei giovani a internet. In sette Paesi europei, la percentuale di bambini e adolescenti tra gli 11 e i 16 anni esposti a cyberbullismo è aumentata dal 7% al 12% tra il 2010 e il 2014. Secondo l’International Telecommunication Union (Itu), inoltre, circa il 70% della popolazione giovane mondiale, tra i 15 e i 24 anni, nel 2017 risultava possedere una connessione internet. Un numero in deciso aumento, rispetto al 36% degi under 25 connessi nel 2011.

I 7 impieghi più ambiti dai giovani nel 2020

I giovani italiani prediligono i lavori digitali. E nella classifica delle mansioni più ambite non ci sono solo percorsi professionali già noti, come quello del digital marketing, ma anche gli energy manager e i legal tech, che vanno ad affiancarsi ai data scientist. La digital transformation, stando ai numeri forniti da Excelsior-Anpal, darà vita a quasi 270mila nuovi occupati. E in questo scenario non sorprende scoprire che tra i ragazzi e le ragazze che vanno a scuola oggi 6 su 10 in futuro svolgeranno professioni che attualmente neppure esistono. È quanto evidenzia una ricerca compiuta dall’Università Niccolò Cusano di Roma relativa alle sette professioni più ricercate nel 2020.

Data scientist, digital HR e legal tech

Qual è dunque il lavoro più richiesto dai giovani in questi anni? Secondo i risultati dello studio in prima posizione spicca il data scientist, colui che ha il compito di gestire i big data allo scopo di ricavarne informazioni importanti per l’azienda o il business di riferimento. Sul secondo gradino del podio si piazza il digital HR, impegnato a ricercare il personale per le aziende e a selezionarlo, avvalendosi di strumenti come Facebook e LinkedIn. In terza posizione c’è poi il legal tech, che può essere considerato una sorta di consulente legale 3.0. Non necessariamente laureato in giurisprudenza, deve padroneggiare concetti come quelli di etica del web e reputazione online, senza dimenticare la privacy e la protezione dei dati personali.

Energy manager e operation manager

In quarta posizione si trovano gli energy manager, figure professionali molto richieste dalle aziende. Stando a un report di Confindustria sono infatti più di 1 milione e mezzo i posti di lavoro disponibili. Ma cosa fa un energy manager? Definisce gli investimenti sostenibili, identifica gli sprechi alimentari, senza dimenticare la riduzione dei costi, il miglioramento della redditività d’impresa e il contenimento della quantità di rifiuti prodotti. In quinta posizione c’è poi l’operation manager, il responsabile dell’efficientamento dei processi aziendali. Un compito molto importante, considerando che attualmente circa un’azienda su quattro indica tra i propri obiettivi prioritari l’incremento della produttività e la diminuzione dei costi.

Software&app developer e digital marketing specialist La classifica delle 7 figure professionali all’avanguardia nel mondo del lavoro vede in sesta e settima posizione il software&app developer e il digital marketing specialist. Nel primo caso si parla di circa 1 milione 200mila posti di lavoro a disposizione di chi è in grado di creare software per applicativi o infrastrutture web. Nel secondo, il ruolo prevede la progettazione di strategie di comunicazione e di marketing su Internet. Classifiche a parte, per l’economia del nostro Paese sono tre i settori che possono essere considerati trainanti, l’ecosostenibilità, con 481mila posti di lavoro tra Blue Economy e Green Economy, la rivoluzione digitale, con 267mila posti di lavoro tra IoT, AI e big data. E il settore della cultura, del patrimonio artistico e della formazione, con 455mila posti di lavoro tra industria culturale, turismo ed education

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