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Pizza, gli italiani ne consumano 8 kg all’anno, gli americani 13

La pizza è un prodotto simbolo della tradizione alimentare italiana, e nel nostro Paese ogni anno ne vengono consumati circa 8 kg a testa. Un quantitativo significativo, ma comunque inferiore al consumo di circa 13 kg registrato negli Stati Uniti. La produzione giornaliera nel nostro Paese è di 8 milioni di pizze, quasi tre miliardi l’anno, per un fatturato di 15 miliardi di euro, e un movimento economico che supera complessivamente i 30 miliardi. Per quanto riguarda l’ingrediente principale della pizza, la farina di frumento tenero, non esistono regole universali per una produzione di pizza di qualità, e ogni pizzaiolo è libero di sperimentare un proprio impasto. Deve però tener presente che deve essere elastico e, allo stesso tempo, morbido e tenace.

Circa 350.000 tonnellate di farina di frumento all’anno

In occasione della Giornata mondiale della pizza del 17 gennaio 2019, Italmopa, l’Associazione industriali mugnai d’Italia, ricorda che in Italia il quantitativo di farina di frumento tenero destinato alla produzione di pizza, ma anche di focacce, torte salate e latri snack, ammonta annualmente a circa 350.000 tonnellate. Nel caso della pizza napoletana Stg, Specialità tradizionale garantita, il disciplinare di produzione prevede però che la farina debba avere, tra le altre, le seguenti caratteristiche: W compreso tra 220 e 380 – P/l tra 0,50 e 0,70 – falling number tra 300 e 400 – proteine tra 11 e 12,5%.

Per l’80% dei consumi si va in pizzeria

Le attività di produzione di pizza artigianale (ristoranti, pizzerie, bar, gastronomie, take away) rappresentano tuttora circa l’80% dei consumi, mentre il settore surgelati copre il 20% circa degli stessi. Una percentuale, riferisce Adnkronos,  che registra da anni una crescita sostanziale, sia per la capacità di innovazione del comparto, sia perché i nuovi trend alimentari portano verso segmenti merceologici che fanno leva sul binomio qualità/facilità e rapidità di consumo.

Margherita, napoletana e quattro stagioni sul podio delle più amate

A vincere dal punto di vista della preferenza dei gusti degli italiani, riporta La Stampa, è la pizza tradizionale sulla gourmet, con 8 connazionali su 10 (78,8%) che scelgono la marinara, margherita, napoletana o capricciosa. In particolare, per quanto riguarda la pizza preferita gli italiani non hanno dubbi: secondo un sondaggio effettuato dalla Doxa per conto di Italmopa, la pizza margherita si aggiudica il primo posto con il 57% circa delle preferenze, davanti alla pizza napoletana (17%), la quattro stagioni (8%), la diavola (7%) e la boscaiola (6%).

Elettricità, costi ai massimi del decennio: l’analisi Enea

Prezzi in forte crescita per l’energia elettrica: “scottano” infatti le bollette delle famiglie italiane. Lo afferma l’analisi trimestrale del sistema energetico. Più nel dettaglio, nel terzo trimestre 2018 i prezzi dell’energia elettrica per i nostri connazionali hanno raggiunto i massimi del decennio, mentre si registrano aumenti a due cifre (+10%) per le imprese medio piccole. Inoltre i consumi di energia subiscono un rallentamento: +1% rispetto al +3,2% del primo semestre dell’anno. Ecco la fotografia scattata dall’Analisi Trimestrale del Sistema energetico dell’Enea che segnala un calo del 5% dell’indice Ispred, l’ottavo peggioramento trimestrale consecutivo.

Le aziende italiane pagano di più rispetto alla media Ue

“La causa, stavolta, è l’incremento dei prezzi finali sulla spinta delle commodity energetiche, con l’impennata del gas naturale (+60%), dei prezzi della borsa elettrica (+33,5%) e del petrolio Brent che a ottobre ha raggiunto gli 85 dollari al barile. Gli effetti dei successivi forti cali del greggio, oggi a 55 dollari, e in misura minore del gas, si manifesteranno solo nei prossimi mesi”, spiega Francesco Gracceva, l’esperto Enea che ha coordinato l’Analisi Trimestrale. Ancora, l’Analisi segnala che le aziende italiane, soprattutto quelle di piccole-medie dimensioni, sborsano cifre maggiori rispetto alla media Ue. Lo studio rivela che un’impresa medio-piccola con consumi annui di 1.250 MWh spende per l’energia elettrica circa 70mila euro all’anno in più di un competitor francese di analoghe dimensioni e intorno ai 30mila in più di un britannico o di uno spagnolo. Bene invece il fronte decarbonizzazione: le emissioni di CO2 sono risultate in calo dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 e di circa un punto nei primi nove mesi dell’anno. Però il nostro Paese registra una perdita di competitività per quanto concerne le tecnologie low carbon in settori strategici come la mobilità elettrica e le rinnovabili. Nel comparto dei veicoli elettrici e delle batterie agli ioni di litio, ad esempio, il saldo negativo con l’estero è pari a 155 milioni di euro nel 2017 e a 165 milioni nel periodo gennaio-agosto 2018, mentre per il fotovoltaico ammonta a 137 milioni nel 2017 e a 139 milioni nei primi otto mesi del 2018. D’altro canto il nostro Paese si posiziona come esportatore netto nei settori dell’eolico e del solare termico.

Italia, stabile in sicurezza

Per quanto concerne la sicurezza, l’Enea afferma che l’Italia vanta una sostanziale stabilità, ma non possono escludersi possibili criticità per elettricità e gas in caso di eventi estremi nella stagione invernale. “La disponibilità solo parziale dell’interconnessione con il Nord Europa fa sì che il sistema gas rispetti a fatica la regola di sicurezza N-1 , in uno scenario condizionato dalla crescita della domanda asiatica e dal ruolo sempre più strategico del gas russo (e in particolare quello trasportato sulla critica rotta ucraina), che nel terzo trimestre di quest’anno ha raggiunto il 50% dell’import nazionale”, conclude Gracceva.

Italia generosa: tra le 5 nazioni Ue più attive in filantropia

L’Italia si colloca, forse un po’ a sorpresa, nella classifica delle 5 nazioni più generose. Già, perché il nostro Paese riconosce circa un miliardo di euro in donazioni. Questa nuova, inaspettata qualità è emersa dal VI Philanthropy Day promosso da Fondazione Lang Italia, un’occasione di confronto con 200 fondazioni che si è tenuta recentemente a Milano.

Esiste un indice di generosità mondiale

A dirla tutta, il nostro paese si colloca all’84esima posizione nella classifica generale dell’ultimo World Giving Index (2017), Indice di generosità mondiale elaborato da Charities Aid Foundation analizzando i dati di 139 paesi. Però, è qui arrivano le belle notizie, l’Italia nella graduatoria dedicata della propensione al dono sale di molto, arrivando a ricoprire la 54esima posizione. Una tendenza confermata anche dall’ultima stima dell’ENROP (European Research Network on Philanthropy), che oltre a vedere l’Italia al secondo posto in Europa per donazioni da individui, con 7,2 miliardi di elargizioni (dopo UK, con 16,4), la posiziona nella top five dei Paesi in cui le imprese erogano più risorse con finalità filantropiche, con 1 miliardo di donazioni complessive, dopo Germania (11,2), Francia (2,8), UK (2,7) e Paesi Bassi (1,4).

Filantropia per una welfare society

Soprattuto da parte delle imprese, la filantropia può rivestire un ruolo fondamentale nella creazione di una welfare society. Spiega Tiziano Tazzi, presidente di Fondazione Lang Italia: “Ci si concentra sopratutto sulla cosiddetta filantropia strategica, vero e proprio motore di miglioramento sociale che supera il “modello bancomat” a sostegno di singoli progetti puntando invece su interventi più strutturati, a lungo termine e sull’empowerment delle competenze di promotori e beneficiari. Questo con il duplice obiettivo di aumentare l’impatto di ogni azione e di rendere i risultati sostenibili e misurabili”.

Le fondazioni le più attive

Tra i maggiori protagonisti della filantropia strategica in Italia ci sono le fondazioni, soprattutto quelle d’impresa. Queste ultime in particolare, pur essendo appena 150 su un totale di 6.451, da sole erogano ogni anno circa 200 milioni per realizzare interventi filantropici di innovazione sociale. Secondo i dati più recenti (INSEAD 2016) in Italia le fondazioni corporate hanno gestito in autonoma il 37% dei progetti filantropici. Le principali aree di intervento a livello nazionale ed europeo (Cecp – Committee Encouraging Corporate Philanthropy) sono quelle della salute (26%) e dell’istruzione, specialmente per la fascia d’età inferiore ai 12 anni (16%). In Europa la filantropia per interventi di pubblica utilità muove complessivamente circa 60 miliardi di euro l’anno da oltre 140.000 tra donatori e fondazioni.

Telefonia, la guerra delle promozioni abbassa le tariffe?

Una guerra all’ultima promozione. Da sempre è quella si combatte fra le compagnie telefoniche per aggiudicarsi il maggior numero di clienti, ma in particolare dopo l’ingresso nel mercato italiano di Iliad e Ho., che hanno costretto gli operatori a proporre pacchetti più economici, e più generosi di GB, minuti e, in misura minore, sms.

Dopo i primi mesi di guerra dei prezzi, però, sembra che la situazione si stia assestando, e i canoni mensili sono rimasti più o meno stabili, anzi, si registrano addirittura lievi rincari dello 0,2%. Rincari a parte, la contesa tra i provider si combatte soprattutto sul fronte della connettività, e i GB inclusi nei pacchetti sono lievitati di circa il 31,2%.

Più traffico, ma meno sms

Secondo un’indagine del portale SosTariffe.it anche i minuti inclusi nei pacchetti sono cresciuti del 3,5%. Nel periodo tra luglio e fine settembre le strategie delle compagnie hanno puntato infatti a conquistare clienti offrendo più minuti, pari a circa il 4,1% in più, e molto più internet, concedendo in media il 18,1% di traffico dati in più.

Gli sms tradizionali, invece, sembrano essere in declino, e quelli inclusi nei pacchetti risultano essere addirittura il 30,4% in meno. Sarà colpa di WhatsApp?

Il costo mensile è sceso in media a 8,8 euro

Rispetto al mese di luglio 2018 le principali tariffe ricaricabili di TIM, Vodafone, Wind, H3G e Iliad, quelle cioè che includono telefonate, internet e sms gratis, comprese le winback, in generale sono lievemente più convenienti, riferisce Adnkronos, con prezzi appena più bassi, e pari a circa il 3,3% in meno.

In ogni caso, dall’indagine del portale emerge che il costo medio mensile è calato dai 9,11 euro in media di luglio agli 8,8 euro di oggi. Ma se insieme ai provider tradizionali, avverte SosTariffe.it, si tiene conto anche degli operatori virtuali i prezzi risultano lievemente in rialzo.

I minuti compresi delle tariffe winback sono passati da 2232 a 2323

Il merito di questo calo dei prezzi è soprattutto delle tariffe winback. “Si tratta di tariffe – si legge sul portale – che consentono di parlare a lungo (i minuti compresi sono passati da 2232 a 2323 in media) e navigare senza preoccupazioni, con il 18,1% di GB in più, lievitati da una media di 19 mensili ai 23 attuali”. Tutt’altra storia per gli sms: quelli offerti a luglio 2018 erano ancora 1190, mentre ora sono scesi a 828 al mese.

Addio ora legale? L’Europa propone l’abolizione

L’Europa potrebbe dire addio all’ora legale, e scegliere di mantenere l’ora solare anche durante la bella stagione. Dopo un sondaggio effettuato tra i cittadini europei la Commissione europea ha infatti annunciato che ne proporrà l’abolizione. Già lo scorso febbraio il Parlamento europeo aveva affrontato il tema senza però trovare un accordo sull’ipotesi di abolizione del doppio orario.

In Italia l’ora legale è stata usata per la prima volta nel 1916, ed è in vigore dal 1966. Durante questo periodo è stata abolita e riconfermata diverse volte, ed è stata adottata definitivamente dal nostro Paese con una legge del 1965 per far fronte all’aumento continuo di fabbisogno energetico.

Sfruttare la luce estiva, una soluzione alla crisi energetica

L’idea nasce per sfruttare le ore di luce estive, e viene spesso attribuita a Benjamin Franklin a causa di un articolo satirico pubblicato sul quotidiano francese Journal de Paris nel 1784 riguardante il risparmio energetico. Tuttavia la maggioranza degli storici ritiene che il primo ad aver teorizzato l’ora legale sia stato il biologo George Vernon Hudson, che nel 1895, presso la Royal Society della Nuova Zelanda, propose di spostare le lancette dell’orologio in avanti durante l’estate per usufruire di ore di luce in più.

La sua idea però ricevette scarsi consensi, e venne accantonata fino a quando, nel 1907, il costruttore inglese William Willet la propose come soluzione alla crisi energetica europea durante la Prima guerra mondiale, riporta Adnkronos.

Dal British Summer Time alla direttiva 2000/84/Ce

Così, nel 1916, la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera all’applicazione del progetto, intitolato British Summer Time (Ora estiva inglese), basato sullo spostamento delle lancette dell’orologio un’ora in avanti nel periodo estivo. Da lì, in breve tempo, la maggior parte delle nazioni adottò il nuovo sistema, fino alla regolamentazione definitiva da parte della normativa europea. Che con la direttiva 2000/84/Ce e il Consiglio del 19 gennaio 2001 stabilisce l’inizio dell’ora legale l’ultima domenica di marzo, e il suo termine l’ultima domenica di ottobre, in tutti i Paesi dell’Unione.

L’ora legale nel mondo

In generale, i Paesi della fascia tropicale non adottano l’ora legale, in quanto la variazione delle ore di luce durante l’arco dell’anno è minima e non consente di avere ore di luce sufficienti la mattina per giustificare uno spostamento di lancette in avanti di un’ora. Nell’emisfero australe, poiché le stagioni sono invertite rispetto all’emisfero boreale, anche l’ora legale segue un calendario invertito: in Australia è in vigore da ottobre a fine marzo o inizio aprile, con possibili variazioni da nazione a nazione, mentre in Brasile inizia dalla terza domenica di ottobre alla terza domenica di febbraio. In Africa l’ora legale è scarsamente usata, mentre in Russia dal 2011 è stata abolita l’ora solare.

Coste italiane a rischio erosione: entro il 2100 spariranno 5.500 kmq

Se negli ultimi 200 anni il livello medio degli oceani è aumentato a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi 3000 anni, negli ultimi due decenni l’accelerazione è allarmante: 3,4 mm all’anno. Senza una drastica inversione di tendenza nell’utilizzo dei cosiddetti gas serra, entro il 2100 l’aumento del livello del mare modificherà la morfologia del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 kmq di pianura costiera.

A lanciare l’allarme è l’Enea, che ha individuato sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo.

Quali sono le località italiane più in pericolo

Nell’Italia continentale sono state individuate quattro località, tutte sul versante adriatico, tre in Abruzzo (Pescara, Martinsicuro in provincia di Teramo e Fossacesia in provincia di Chieti) e una in Puglia (Lesina in provincia di Foggia). Le altre tre zone individuate sono tutte sulle isole, con differenti estensioni di rischio, dai 6 kmq di perdita di territorio a Granelli (Siracusa), ai circa 2 kmq di Valledoria (Sassari), fino a qualche centinaio di mq a Marina di Campo sull’Isola d’Elba (Livorno).

La mappatura delle 7 nuove aree costiere italiane a rischio inondazione va però ad aggiungersi a quelle già individuate nell’area costiera dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, nel golfo di Taranto e nelle piane di Oristano e Cagliari. Ma altri tratti a rischio sono stati rilevati in Toscana (Versilia), nel Lazio (Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro pontino), in Campania (piane del Sele e del Volturno) e in Sicilia (aree costiere di Catania e delle isole Eolie).

Un modello di previsione che combina diversi fattori

Finora le proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate su dati dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1 metro al 2100.

“Ma questi dati difettano di dettagli regionali e  per colmare questa lacuna stiamo realizzando un modello unico al mondo”, afferma il climatologo Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea.

Il modello combina diversi fattori, come la fusione dei ghiacci terrestri, principalmente da Groenlandia e Antartide, l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e dalle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia.

Il Mediterraneo, un mare che somiglia a un grande lago

Il nuovo modello climatico, su cui sta lavorando l’Enea in collaborazione con il Mit di Boston e la comunità scientifica italiana, integra dati oceanografici, geologici e geofisici per previsioni di innalzamento del livello del Mediterraneo molto dettagliate e a breve termine.

Il Mediterraneo assomiglia più a un lago che a un mare, “in quanto bacino semichiuso alimentato principalmente dall’Oceano Atlantico – spiega Sannino – ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Questo travaso di acque avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 cm e il Mar Nero di 50 cm rispetto al Mediterraneo”. Il cui livello è comunque stimato in crescita per l’aumento delle temperature.

La PA, il web e i social: una rivoluzione al servizio del cittadino

La Pubblica Amministrazione sul web: una rivoluzione che ha come obiettivo migliorare la qualità del servizio ai cittadini. Ma cosa chiedono i cittadini alla PA online? E quali strumenti preferiscono per ottenere informazioni e usufruire dei servizi? Un’indagine dell’Istituto Piepoli sul rapporto tra cittadini Pubblica Amministrazione e nuovi strumenti di comunicazione risponde a queste domande. I dati emersi dall’indagine sono stati illustrati in occasione della conferenza stampa di presentazione del PA Social Day, il primo evento nazionale dedicato alla nuova comunicazione pubblica via web, social network, chat, intelligenza artificiale, e servizi digitali.

“Web, social e chat sono straordinari strumenti di servizio pubblico”

“È ormai evidente che web, social network, chat sono straordinari strumenti di servizio pubblico, mezzi scelti dagli italiani per informazioni e servizi nella quotidianità, anche nel rapporto con enti e aziende pubbliche”, spiega il presidente dell’associazione PA Social Francesco Di Costanzo. Infatti, quasi un cittadino su due, riferisce Askanews, si aspetta di trovare le informazioni dalla PA su siti web e social network, e nella fascia d’età 18-54 anni il dato raggiunge quasi il 60%. Più di quattro italiani su dieci poi si fidano delle informazioni che ricevono sul web dalle PA, e nella fascia 18-54 anni il dato supera il 50%. Inoltre, sei italiani su dieci considerano i social un’importante occasione di lavoro, e il 90% chiede alla PA maggiore possibilità di partecipazione e informazioni in tempo reale.

Gli italiani portano il web sul secondo gradino del podio dell’informazione pubblica

Superato da tempo il dibattito sull’utilità della presenza o meno su questi strumenti, ora l’Italia è “piena di ottime pratiche di utilizzo di queste piattaforme per il servizio al cittadino – sottolinea Di Costanzo -. Oggi dobbiamo impegnarci sulla qualità dei servizi e delle informazioni, sull’affidabilità, sull’innovazione, sul riconoscimento delle nuove figure professionali e sull’organizzazione”.

Se gli italiani portano il web sul secondo gradino del podio dell’informazione pubblica, social e siti web sono secondi solo alla televisione. E nonostante le fake news, la fiducia nei confronti delle informazioni sul web è elevata.

“Il PA Social Day sarà un evento unico nel suo genere”

“Il PA Social Day – aggiunge Alessia Freda, coordinatrice regionale PA Social Lazio – sarà un evento unico nel suo genere grazie a una rete territoriale che cresce ogni giorno di più”. L’evento, organizzato dall’associazione PA Social si tiene il 6 giugno in 17 città (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Cosenza, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Perugia, Pescara, Roma, Torino e Trieste) in contemporanea e in diretta web e social. E con il coinvolgimento di tutte le regioni.

Social e chat, cosa cambia per i ragazzi con l’introduzione del Gdpr

Ragazzi, cambia tutto per l’utilizzo di chat e social. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento Ue sulla privacy (Gdpr), il 25 maggio 2018, verranno modificate le condizioni d’uso sul consenso dei dati personali: in particolare, il cambiamento riguarda i minori di 16 anni. Per i giovani al di sotto di questa età, infatti, l’articolo 8 del Gdpr dice che per utilizzare questi servizi, “un genitore o un tutore debba acconsentire a suo nome ai termini d’utilizzo”. I singoli Paesi membri, però possono decidere autonomamente di abbassare il limite d’età fino ai 13 anni. I principali social, come Facebook, WhatsApp e Twitter, hanno già adottato questa linea, mentre altre app devono ancora farlo. Anche se la maggior parte delle app è vietata agli under 13 in base a una norma americana – il Children’s Online Privacy Protection Act del 1998 – non è certo un segreto i ragazzini possano facilmente aggirare questi paletti. In ogni caso, ecco cosa succederà sulle principali piattaforme social e sulle principali app con il nuovo regolamento, così come spiegato dall’Ansa.

Facebook

I giovani tra i 13 e i 15 anni hanno bisogno del consenso di un genitore per usare il social come tutti gli altri. Senza autorizzazione, i ragazzi vedranno una versione meno personalizzata della piattaforma, con condivisione limitata e annunci meno rilevanti. Il sistema di controllo prevede che l’under 16 indichi il contatto sul social o l’indirizzo email del genitore che darà il consenso. La novità varrà per tutti, non solo per gli europei, e non è l’unica. Facebook ha detto che vieterà il riconoscimento facciale a chi ha meno di 18 anni.
Messenger

La chat di Facebook, come il suo social, sta chiedendo agli utenti di aggiornare le impostazioni sulla privacy. Anche sulla app varrà la soglia dei 16 anni.
WhatsApp

Sempre di proprietà di Facebook, quella che è al momento la chat più utilizzata sul pianeta chiederà un’autorizzazione ai genitori di ragazzi tra i 13 e i 15 anni, ma solo nell’Unione europea. Senza il via libera dei genitori, in teoria gli under 16 non potranno usare la chat. Al momento non è ancora ben chiaro come la app possa controllare l’età dei suoi utenti, se non semplicemente chiedendola.  
Twitter

Ha iniziato ad aggiornare i suoi termini di servizio per allinearsi al Gdpr. Sui minori, ha innalzato da 13 a 16 l’età minima richiesta agli europei per usare Periscope.

Instagram

Al momento il social utilizzato prevalentemente per le immagini, che appartiene sempre al mondo Facebook, non ha ancora aggiornato il limite d’età. Però consente agli utenti  di chiedere una copia di tutto quanto ha condiviso sulla piattaforma (foto, video, messaggi). Il limite d’età non è stato aggiornato, al momento resta fermo a 13 anni.
Snapchat

La chat che spopola tra i giovanissimi richiede per la registrazione una casella mail o un numero di cellulare, ma non chiede l’età. Nelle condizioni d’uso, però, è riportato che “i servizi non si rivolgono a persone sotto i 13 anni. Questo spiega perché non raccogliamo consapevolmente dati personali di soggetti con un’età inferiore ai 13 anni”.

Italiani i meno felici d’Europa. Per sorridere bisogna partire

Gli italiani sono i più insoddisfatti d’Europa: un recente sondaggio condotto dal portale di viaggi lastminute.com, rivela che soltanto un italiano su tre è davvero felice. La cura? Mettere quello che serve in un valigia e partire. L’analisi è davvero eloquente: ha infatti esplorato le abitudini di 14.000 persone in Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Irlanda e Paesi Bassi.

Siamo grigi e spenti

Il sondaggio si ispira a una campagna lanciata di recente, “Whatever Makes You Pink” che prende ispirazione dal colore rosa dei fenicotteri. La curiosità è che questi animali nascono naturalmente grigi e diventano rosa, colore che li rende famosi, facendo ciò che più amano: mangiare gamberetti. E lo stesso “consiglio” dovrebbe valere anche per le persone, così che possano riconnettersi con il lato rosa della loro vita. E ce n’è di bisogno, in effetti: soltanto un terzo degli italiani infatti si dichiara davvero felice, mentre i più sorridenti sono gli olandesi (46%), seguiti da spagnoli (43%) e irlandesi (40%). A confermarlo il fatto che il 48% di italiani si rende conto che dovrebbe godersi di più la vita. Un grigiore che sembrerebbe legato in primis alla mancanza di denaro (35%) e subito dopo alla carenza di opportunità per viaggiare quanto si vorrebbe (27%).

Pronti, partenza e via verso il buonumore

Per ritrovare felicità, il 67% degli italiani ha bisogno di organizzare un viaggio: la maggior parte dei nostri connazionali (40%) desidera preparare la valigia e raggiungere un luogo in cui non è mai stato, mentre qualcun altro vorrebbe volare in luoghi che già conosce, magari in compagnia della propria famiglia per condividere emozioni e divertimento (9%); ma c’è anche chi si colora di felicità semplicemente pensando alle prossime vacanze (18%). Una percentuale che non ha rivali in Europa: mentre spagnoli e irlandesi cercano la felicità con un biglietto aereo in mano nel 64% dei casi, gli inglesi si attestano al 58% – con addirittura un 17% che vorrebbe tornare in luoghi già visitati. I tedeschi invece realizzano la loro felicità in compagnia delle persone che amano: soltanto il 43% desidera vivere nuove esperienze di viaggio.

Meglio partire che mangiare

Nonostante l’Italia sia la patria dell’enogastronomia migliore del pianeta, la quota degli italiani che sono felici viaggiando supera sorprendentemente anche quella di coloro che si sentono appagati davanti ad una bella tavola imbandita (13%) o con un bicchiere di vino in mano (4%) o addirittura da un rendez-vous galante (20%).

WhatsApp, raggiunto il miliardo e mezzo di utenti mensili. E debutta l’app Desktop

Numeri da record e un trend di crescita che non accenna a rallentare per la più famosa delle chat. L’applicazione di proprietà di Facebook ha infatti raggiunto la ragguardevole quota di un miliardo e mezzo di utenti al mese (a luglio 2017 erano 1,3 miliardi). A inizio 2018, il numero di messaggi inviati ogni giorno sulla piattaforma ha invece superato la vetta dei 60 miliardi. Ottime performance quindi per la chat comprata da FB nel 2014 per 19 milioni di dollari. Gli ultimi dati sono stati comunicati con orgoglio dal “papà” del gruppo, Mark Zuckerberg, insieme ai risultati trimestrali della compagnia.

Storie, sono del social in blu le principali piattaforme

Con i dati trimestrali, sono stati diffusi anche i numeri delle varie piattaforme. In particolare, sono andate particolarmente bene le Storie, formato clonato da Snapchat che su WhatsApp è presente con gli Status. Mark Zuckerberg ha detto che Instagram e WhatsApp sono le due principali piattaforme al mondo per la condivisione di Storie. In base ai dati registrati durante il mese di novembre, fa sapere la società, sia Instagram sia Whatsapp hanno registrato ognuna circa 300 milioni di utenti giornalieri. La concorrente Snapchat si assesterebbe invece a 178 milioni di utilizzatori al giorno.

WhatsApp Business per le imprese: per ora gratis, per il futuro chissà….   

Le buone notizie per Facebook & Co non si fermano qui. Zuckerberg ha voluto sottolineare che sono in continuo aumento anche i messaggi che gli utenti scambiano su WhatsApp con le imprese. Ed è proprio questo il motivo che ha portato al lancio di WhatsApp Business. Si tratta, questa, di una applicazione studiata ad hoc che consente alle piccole aziende di comunicare facilmente con i propri clienti. E’ disponibile anche in Italia e, come nel resto del mondo, per ora l’applicazione versione Business è gratuita. Per il prossimo futuro, però, non si può escludere che verranno introdotte nuovi funzioni extra a pagamento.

Disponibile al download la app WhatsApp Desktop

Intanto, la versione WhatsApp Desktop è pronta per il download sul Microsoft Store per tutti i PC Windows 10. La dimensione è di circa 240 MB. La app offre tutte le funzionalità di WhatsApp Web, si tratta solo di un modo diverso di accedervi. Poiché WhatsApp Desktop è un’estensione dell’app mobile, l’utente deve avere la versione Android o iOS sullo smartphone così da sincronizzare le conversazioni tra tutti i dispositivi e scegliere di volta in volta quello più conveniente. La app è già disponibile anche in Italia.

 

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