Manageritalia, niente crisi per i dirigenti del terziario

I dirigenti del settore terziario non sono stati toccati (e intaccati) dalla crisi degli ultimi dieci anni, anzi. Ad affermarlo è ManagerItalia, Federazione nazionale dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato, che rappresenta dal 1945 a livello contrattuale i dirigenti del terziario privato e dal 2003 associa anche a quadri e professional. Oggi associa oltre 35.000 manager: 23.000 dirigenti in attività che lavorano in 9.000 aziende, oltre a 7.000 dirigenti pensionati, 2.000 quadri e 3.000 professional. La Federazione, che offre ai manager rappresentanza istituzionale e contrattuale, valorizzazione e tutela verso la politica, le istituzioni e la società, servizi per la professione e la famiglia, network professionale e culturale, è attualmente presente sul territorio nazionale con 13 Associazioni.

Manager terziario, i numeri sono in crescita

Dal 2008 al 2016 (ultimo dato ufficiale Inps disponibile) i dirigenti privati sono calati in Italia del 4,9%, mentre quelli con il contratto dirigenti terziario sono aumentati dello 0,8%. E mentre le proiezioni per il 2017 dell’andamento dei dirigenti privati restano piatte, quelli con il contratto gestito da Manageritalia segnano un +2,6% nel 2017 e + 1,9% nei primi cinque mesi del 2018.

“Questi numeri sono una chiara dimostrazione di appetibilità da parte del mercato del contratto dirigenti terziario giudicato moderno, semplice, innovativo, snello e flessibile. Insomma, un contratto che compete in modo vincente e che permette alle aziende di aumentare la loro competitività premiando e/o attraendo risorse manageriali oggi indispensabili per competere. E quindi un’utile strumento per l’occupabilità dei manager e un’arma in più anche per i consulenti del lavoro, per dare ancor più valore al loro supporto alle aziende in tema di lavoro” spiega Guido Carella, presidente Manageritalia. Il contratto dirigenti del terziario, afferma una nota dell’associazione ripresa da AdnKronos, “anche grazie alla collaborazione iniziata un anno fa con i consulenti del Lavoro e a un’apposita App dedicata a loro per conoscerlo e promuoverlo al meglio, riesce ad aumentare la managerialità anche nelle Pmi”

Le peculiarità del contratto dirigenti del terziario

Questo contratto infatti, anche a detta di tanti consulenti del lavoro e imprenditori, “permette di instaurare velocemente rapporti di fiducia offrendo alle aziende una base ad alto valore aggiunto. Offre un welfare premiante e non reperibile sul mercato che parte da un minimo contrattuale di 55mila euro, lasciando così ampio spazio per la contrattazione individuale tra aziende e manager, con l’obiettivo di determinare una retribuzione variabile in base ai risultati”.

Spogliatoi in palestra, le norme previste dal Coni

Una palestra – o meglio un impianto sportivo – deve rispettare diverse norme, così come previsto anche dal Coni, il Comitato Olimpico Nazionale. Tali direttive hanno lo scopo di individuare livelli minimi qualitativi e quantitativi da rispettare nella realizzazione di nuovi impianti sportivi, così come nella ristrutturazione di quelli esistenti. Nel suo documento, il Comni sottolinea che “Sono soggetti alle presenti norme tutti gli impianti sportivi destinati alla pratica di discipline regolamentate dalle Federazioni sportive nazionali e dalle loro affiliate, ovvero ad attività propedeutiche, formative e di mantenimento di tali discipline. Gli impianti sportivi dovranno essere conformi: alle norme di Legge che sotto qualsiasi titolo regolano la loro progettazione, costruzione ed esercizio, con particolare riferimento a quelle di sicurezza, igiene, superamento delle barriere architettoniche, ecc.;  ai regolamenti delle Federazioni sportive nazionali e internazionali, in relazione al livello di attività previsto, sia per quanto attiene le caratteristiche dimensionali, costruttive ed ambientali degli spazi destinati alla pratica sportiva, che per la dotazione e le caratteristiche delle attrezzature fisse e mobili; alle presenti norme”.

Spogliatoi, le regola da rispettare

Il documento redatto dal Comitato tiene conto anche dei locali adibiti a spogliatoi, particolarmente importanti in tutti gli ambienti sportivi. Addirittura, gli utenti passano più tempi in questi spazi che in palestra o nei campi dedicati alle varie discipline sportive. Ecco le principali indicazioni, oltre a quelle più tecniche che rispondono a precise esigenze di ventilazione e illuminazione degli spazi. “L’altezza media dei locali di servizio non dovrà risultare inferiore a m 2.70 e comunque, in nessun punto, inferiore a m 2.20. Le pavimentazioni dovranno essere di tipo non sdrucciolevole nelle condizioni d’uso previste. Le caratteristiche dei materiali impiegati dovranno essere tali da consentire la facile pulizia di tutte le superfici evitando l’accumulo della polvere, ed i rivestimenti dovranno risultare facilmente pulibili e disinfettabili con le sostanze in comune commercio…  I locali spogliatoio dovranno essere protetti contro l’introspezione ed essere suddivisi per sesso considerando, salvo particolari destinazioni, un uguale numero di uomini e di donne. In ogni caso dovranno essere previsti almeno due locali spogliatoio. Per le piscine possono essere realizzati spogliatoi singoli (cabine a rotazione) a parziale o totale sostituzione di quelli comuni. Il numero dei posti spogliatoio da realizzare dovrà essere commisurato al numero di utenti contemporanei, tenendo conto delle modalità di avvicendamento e del tipo di pratica sportiva. Per capienze superiori ai 40 posti è preferibile realizzare più spogliatoi di dimensioni inferiori. Gli spogliatoi dovranno risultare fruibili da parte dei disabili… Gli spogliatoi dovranno essere dotati di WC e docce… negli spogliatoi, ovvero nelle loro immediate vicinanze, dovrà essere prevista una fontanella di acqua potabile”.

I bagni che seguono la legge

Riporta ancora il documento del Coni: “Per i servizi igienici degli atleti, ogni locale WC dovrà avere accesso da apposito locale di disimpegno (anti WC), eventualmente a servizio di più locali WC…Il numero complessivo di lavabi dovrà essere almeno pari a quello dei WC; anziché lavabi singoli potranno essere utilizzati lavabi a canale con numero di erogazioni almeno pari a quello prima indicato per i lavabi singoli… Per gli spogliatoi atleti dovrà essere realizzato almeno un WC ogni 15 posti spogliatoio o frazione, con dotazione minima di un WC…Dovrà essere previsto un posto doccia almeno ogni 4 posti spogliatoio o frazione, con dotazione minima di due docce. Almeno un posto doccia per le docce destinate agli uomini ed uno per quelle destinate alle donne dovrà essere fruibile da parte dei disabili motori”.

I servizi accessori

Per la scelta di arredi e complementi, compresi armadietti e panche destinate agli utenti, andranno scelti elementi che non solo rispettino tutti gli standard di sicurezza, ma anche in materiali facilmente pulibili e resistenti all’azione del tempo. Per garantire il massimo comfort agli sportivi, andranno selezionati anche altri complementi – dai cestini per i rifiuti ai phon – che offrano la massima comodità a fronte di assenza di rischi per gli utilizzatori. Per quanto riguarda gli asciugacapelli da parete, uno dei maggiori fornitori europei per collettività è Mediclinics, azienda spagnola operante da anni anche in Italia. Tra i prodotti di punta, spiccano gli asciugacapelli Machflow, di produzione esclusiva. Ergonomico e di dimensioni contenute, è un apparecchio dotato di tubo estensibile fino a 2 metri, ad altissima potenza, antivandalico e antimanomisisone e, ultimo dettaglio ma non per importanza, dal design esteticamente ricercato e dalla lunga durata.

La PA, il web e i social: una rivoluzione al servizio del cittadino

La Pubblica Amministrazione sul web: una rivoluzione che ha come obiettivo migliorare la qualità del servizio ai cittadini. Ma cosa chiedono i cittadini alla PA online? E quali strumenti preferiscono per ottenere informazioni e usufruire dei servizi? Un’indagine dell’Istituto Piepoli sul rapporto tra cittadini Pubblica Amministrazione e nuovi strumenti di comunicazione risponde a queste domande. I dati emersi dall’indagine sono stati illustrati in occasione della conferenza stampa di presentazione del PA Social Day, il primo evento nazionale dedicato alla nuova comunicazione pubblica via web, social network, chat, intelligenza artificiale, e servizi digitali.

“Web, social e chat sono straordinari strumenti di servizio pubblico”

“È ormai evidente che web, social network, chat sono straordinari strumenti di servizio pubblico, mezzi scelti dagli italiani per informazioni e servizi nella quotidianità, anche nel rapporto con enti e aziende pubbliche”, spiega il presidente dell’associazione PA Social Francesco Di Costanzo. Infatti, quasi un cittadino su due, riferisce Askanews, si aspetta di trovare le informazioni dalla PA su siti web e social network, e nella fascia d’età 18-54 anni il dato raggiunge quasi il 60%. Più di quattro italiani su dieci poi si fidano delle informazioni che ricevono sul web dalle PA, e nella fascia 18-54 anni il dato supera il 50%. Inoltre, sei italiani su dieci considerano i social un’importante occasione di lavoro, e il 90% chiede alla PA maggiore possibilità di partecipazione e informazioni in tempo reale.

Gli italiani portano il web sul secondo gradino del podio dell’informazione pubblica

Superato da tempo il dibattito sull’utilità della presenza o meno su questi strumenti, ora l’Italia è “piena di ottime pratiche di utilizzo di queste piattaforme per il servizio al cittadino – sottolinea Di Costanzo -. Oggi dobbiamo impegnarci sulla qualità dei servizi e delle informazioni, sull’affidabilità, sull’innovazione, sul riconoscimento delle nuove figure professionali e sull’organizzazione”.

Se gli italiani portano il web sul secondo gradino del podio dell’informazione pubblica, social e siti web sono secondi solo alla televisione. E nonostante le fake news, la fiducia nei confronti delle informazioni sul web è elevata.

“Il PA Social Day sarà un evento unico nel suo genere”

“Il PA Social Day – aggiunge Alessia Freda, coordinatrice regionale PA Social Lazio – sarà un evento unico nel suo genere grazie a una rete territoriale che cresce ogni giorno di più”. L’evento, organizzato dall’associazione PA Social si tiene il 6 giugno in 17 città (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Cosenza, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Perugia, Pescara, Roma, Torino e Trieste) in contemporanea e in diretta web e social. E con il coinvolgimento di tutte le regioni.

Social e chat, cosa cambia per i ragazzi con l’introduzione del Gdpr

Ragazzi, cambia tutto per l’utilizzo di chat e social. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento Ue sulla privacy (Gdpr), il 25 maggio 2018, verranno modificate le condizioni d’uso sul consenso dei dati personali: in particolare, il cambiamento riguarda i minori di 16 anni. Per i giovani al di sotto di questa età, infatti, l’articolo 8 del Gdpr dice che per utilizzare questi servizi, “un genitore o un tutore debba acconsentire a suo nome ai termini d’utilizzo”. I singoli Paesi membri, però possono decidere autonomamente di abbassare il limite d’età fino ai 13 anni. I principali social, come Facebook, WhatsApp e Twitter, hanno già adottato questa linea, mentre altre app devono ancora farlo. Anche se la maggior parte delle app è vietata agli under 13 in base a una norma americana – il Children’s Online Privacy Protection Act del 1998 – non è certo un segreto i ragazzini possano facilmente aggirare questi paletti. In ogni caso, ecco cosa succederà sulle principali piattaforme social e sulle principali app con il nuovo regolamento, così come spiegato dall’Ansa.

Facebook

I giovani tra i 13 e i 15 anni hanno bisogno del consenso di un genitore per usare il social come tutti gli altri. Senza autorizzazione, i ragazzi vedranno una versione meno personalizzata della piattaforma, con condivisione limitata e annunci meno rilevanti. Il sistema di controllo prevede che l’under 16 indichi il contatto sul social o l’indirizzo email del genitore che darà il consenso. La novità varrà per tutti, non solo per gli europei, e non è l’unica. Facebook ha detto che vieterà il riconoscimento facciale a chi ha meno di 18 anni.
Messenger

La chat di Facebook, come il suo social, sta chiedendo agli utenti di aggiornare le impostazioni sulla privacy. Anche sulla app varrà la soglia dei 16 anni.
WhatsApp

Sempre di proprietà di Facebook, quella che è al momento la chat più utilizzata sul pianeta chiederà un’autorizzazione ai genitori di ragazzi tra i 13 e i 15 anni, ma solo nell’Unione europea. Senza il via libera dei genitori, in teoria gli under 16 non potranno usare la chat. Al momento non è ancora ben chiaro come la app possa controllare l’età dei suoi utenti, se non semplicemente chiedendola.  
Twitter

Ha iniziato ad aggiornare i suoi termini di servizio per allinearsi al Gdpr. Sui minori, ha innalzato da 13 a 16 l’età minima richiesta agli europei per usare Periscope.

Instagram

Al momento il social utilizzato prevalentemente per le immagini, che appartiene sempre al mondo Facebook, non ha ancora aggiornato il limite d’età. Però consente agli utenti  di chiedere una copia di tutto quanto ha condiviso sulla piattaforma (foto, video, messaggi). Il limite d’età non è stato aggiornato, al momento resta fermo a 13 anni.
Snapchat

La chat che spopola tra i giovanissimi richiede per la registrazione una casella mail o un numero di cellulare, ma non chiede l’età. Nelle condizioni d’uso, però, è riportato che “i servizi non si rivolgono a persone sotto i 13 anni. Questo spiega perché non raccogliamo consapevolmente dati personali di soggetti con un’età inferiore ai 13 anni”.

Crescono le entrate del Fisco: +3,6% rispetto a gennaio-febbraio 2017

Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze: le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 66,794 miliardi di euro nel periodo gennaio-febbraio 2018, segnando +3,6% rispetto allo stesso mese del 2017, per un incremento di 2,315 miliardi di euro. Al risultato positivo contribuiscono sia le imposte dirette (+3,6 %), sia quelle indirette (+3,6%).

La crescita delle imposte dirette riflette l’andamento delle ritenute Irpef su lavoratori dipendenti e pensionati

Le imposte dirette nei primi 2 mesi dell’anno risultano pari a 40,787 miliardi di euro, con un aumento di 1,401 miliardi (+3,6%) rispetto al primo bimestre del 2017. La crescita delle imposte dirette riflette essenzialmente l’andamento delle ritenute Irpef sui lavoratori dipendenti e sui pensionati (+880 milioni, +2,7%). Nel periodo, mostra un incremento significativo il gettito dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze (+56,7%). Significativo anche il gettito dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione (+29,6%), che evidenzia i risultati positivi dei rendimenti medi ottenuti nel 2017 dalle diverse tipologie di forme pensionistiche complementari. Positivo anche l’andamento dell’Ires che registra una crescita di 185 milioni di euro (+25,9%), riferisce una notizia di Adnkronos.

Le imposte indirette ammontano a 26.007 milioni di euro

Le imposte indirette, che nel periodo ammontano a 26.007 milioni di euro, registrano una crescita di 914 milioni di euro (+3,6%). Il risultato è legato all’andamento del gettito dell’Iva (+554 milioni di euro, +3,9%) e, in particolare, della componente sugli scambi interni che aumenta di 519 milioni di euro. Positiva la dinamica del prelievo sulle importazioni (+35 milioni di euro, + 1,5%). Le entrate dell’imposta di registro mostrano un significativo incremento di 151 milioni di euro (+20,9%).

Le entrate dei giochi ammontano a 2.479 milioni di euro

Le entrate dei giochi, nel primo bimestre del 2018, ammontano a 2.479 milioni di euro con una variazione positiva di 160 milioni di euro (+6,9%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda le entrate da accertamento e controllo, il gettito dei ruoli derivanti dalle entrate tributarie si è attestato a 1.360 milioni (+70 milioni di euro, +5,4%) di cui 741 milioni di euro (-12 milioni di euro, pari ad un calo dell’1,6%) sono affluiti dalle imposte dirette, e 620 milioni di euro (+82 milioni di euro, pari ad un aumento del 15,2%) dalle imposte indirette

Italiani i meno felici d’Europa. Per sorridere bisogna partire

Gli italiani sono i più insoddisfatti d’Europa: un recente sondaggio condotto dal portale di viaggi lastminute.com, rivela che soltanto un italiano su tre è davvero felice. La cura? Mettere quello che serve in un valigia e partire. L’analisi è davvero eloquente: ha infatti esplorato le abitudini di 14.000 persone in Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Irlanda e Paesi Bassi.

Siamo grigi e spenti

Il sondaggio si ispira a una campagna lanciata di recente, “Whatever Makes You Pink” che prende ispirazione dal colore rosa dei fenicotteri. La curiosità è che questi animali nascono naturalmente grigi e diventano rosa, colore che li rende famosi, facendo ciò che più amano: mangiare gamberetti. E lo stesso “consiglio” dovrebbe valere anche per le persone, così che possano riconnettersi con il lato rosa della loro vita. E ce n’è di bisogno, in effetti: soltanto un terzo degli italiani infatti si dichiara davvero felice, mentre i più sorridenti sono gli olandesi (46%), seguiti da spagnoli (43%) e irlandesi (40%). A confermarlo il fatto che il 48% di italiani si rende conto che dovrebbe godersi di più la vita. Un grigiore che sembrerebbe legato in primis alla mancanza di denaro (35%) e subito dopo alla carenza di opportunità per viaggiare quanto si vorrebbe (27%).

Pronti, partenza e via verso il buonumore

Per ritrovare felicità, il 67% degli italiani ha bisogno di organizzare un viaggio: la maggior parte dei nostri connazionali (40%) desidera preparare la valigia e raggiungere un luogo in cui non è mai stato, mentre qualcun altro vorrebbe volare in luoghi che già conosce, magari in compagnia della propria famiglia per condividere emozioni e divertimento (9%); ma c’è anche chi si colora di felicità semplicemente pensando alle prossime vacanze (18%). Una percentuale che non ha rivali in Europa: mentre spagnoli e irlandesi cercano la felicità con un biglietto aereo in mano nel 64% dei casi, gli inglesi si attestano al 58% – con addirittura un 17% che vorrebbe tornare in luoghi già visitati. I tedeschi invece realizzano la loro felicità in compagnia delle persone che amano: soltanto il 43% desidera vivere nuove esperienze di viaggio.

Meglio partire che mangiare

Nonostante l’Italia sia la patria dell’enogastronomia migliore del pianeta, la quota degli italiani che sono felici viaggiando supera sorprendentemente anche quella di coloro che si sentono appagati davanti ad una bella tavola imbandita (13%) o con un bicchiere di vino in mano (4%) o addirittura da un rendez-vous galante (20%).

WhatsApp, raggiunto il miliardo e mezzo di utenti mensili. E debutta l’app Desktop

Numeri da record e un trend di crescita che non accenna a rallentare per la più famosa delle chat. L’applicazione di proprietà di Facebook ha infatti raggiunto la ragguardevole quota di un miliardo e mezzo di utenti al mese (a luglio 2017 erano 1,3 miliardi). A inizio 2018, il numero di messaggi inviati ogni giorno sulla piattaforma ha invece superato la vetta dei 60 miliardi. Ottime performance quindi per la chat comprata da FB nel 2014 per 19 milioni di dollari. Gli ultimi dati sono stati comunicati con orgoglio dal “papà” del gruppo, Mark Zuckerberg, insieme ai risultati trimestrali della compagnia.

Storie, sono del social in blu le principali piattaforme

Con i dati trimestrali, sono stati diffusi anche i numeri delle varie piattaforme. In particolare, sono andate particolarmente bene le Storie, formato clonato da Snapchat che su WhatsApp è presente con gli Status. Mark Zuckerberg ha detto che Instagram e WhatsApp sono le due principali piattaforme al mondo per la condivisione di Storie. In base ai dati registrati durante il mese di novembre, fa sapere la società, sia Instagram sia Whatsapp hanno registrato ognuna circa 300 milioni di utenti giornalieri. La concorrente Snapchat si assesterebbe invece a 178 milioni di utilizzatori al giorno.

WhatsApp Business per le imprese: per ora gratis, per il futuro chissà….   

Le buone notizie per Facebook & Co non si fermano qui. Zuckerberg ha voluto sottolineare che sono in continuo aumento anche i messaggi che gli utenti scambiano su WhatsApp con le imprese. Ed è proprio questo il motivo che ha portato al lancio di WhatsApp Business. Si tratta, questa, di una applicazione studiata ad hoc che consente alle piccole aziende di comunicare facilmente con i propri clienti. E’ disponibile anche in Italia e, come nel resto del mondo, per ora l’applicazione versione Business è gratuita. Per il prossimo futuro, però, non si può escludere che verranno introdotte nuovi funzioni extra a pagamento.

Disponibile al download la app WhatsApp Desktop

Intanto, la versione WhatsApp Desktop è pronta per il download sul Microsoft Store per tutti i PC Windows 10. La dimensione è di circa 240 MB. La app offre tutte le funzionalità di WhatsApp Web, si tratta solo di un modo diverso di accedervi. Poiché WhatsApp Desktop è un’estensione dell’app mobile, l’utente deve avere la versione Android o iOS sullo smartphone così da sincronizzare le conversazioni tra tutti i dispositivi e scegliere di volta in volta quello più conveniente. La app è già disponibile anche in Italia.

 

Under 35, parte il piano di assunzioni: ecco le nuove misure

Per i giovani al di sotto dei 35 anni arrivano buone nuove sul fronte delle opportunità occupazionali. E tanti vantaggi anche per le imprese che decidono di assumere under 35.

Sgravi per i datori di lavoro

La Legge di Bilancio 2018, si legge nel comma 100 dell’articolo 1, “al fine di promuovere l’occupazione giovanile stabile”, riconosce “ai datori di lavoro privati che, a decorrere dal 1º gennaio 2018, assumono lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, di cui al decreto legislativo 4 marzo 2015” l’esonero dal versamento del 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori “per un periodo massimo di 36 mesi”. In soldoni, si tratta della possibilità di beneficiare di sgravi contributivi fino a 3mila euro per assumere personale con meno di 35 anni. .La legge precisa che si intende “con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche”.

Le caratteristiche

Nella legge 205 dello scorso 27 dicembre (‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020’, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 302 del 29 dicembre e entrata in vigore dal 1 gennaio, ad eccezione di alcuni commi) viene stabilito, come riporta AdnKronos, che “l’esonero spetta con riferimento ai soggetti che, alla data della prima assunzione incentivata ai sensi dei commi da 100 a 108 e da 113 a 115, non abbiano compiuto il trentesimo anno di età e non siano stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro, fatto salvo quanto previsto dal comma 103”.

Vale anche per l’apprendistato

“Non sono ostativi al riconoscimento dell’esonero gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato” riporta la norma. Il comma 102 precisa che  “limitatamente alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2018 l’esonero è riconosciuto in riferimento ai soggetti che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età, ferme restando le condizioni di cui al comma 101”. Ancora, nel caso in cui il lavoratore per la cui assunzione a tempo indeterminato è stato parzialmente fruito l’esonero di cui al comma 100, sia nuovamente assunto a tempo indeterminato da altri datori di lavoro privati, il beneficio è riconosciuto agli stessi datori per il periodo residuo utile alla piena fruizione, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore alla data delle nuove assunzioni.

Profumo, un business che cresce: mercato italiano da un miliardo di euro

Profumieri di tutta Italia, festeggiate. Sono proprio i profumi alcolici gli indiscussi protagonisti delle vendite nelle profumerie di casa nostra, con un mercato che, solo nell’ultimo anno, ha messo a segno un giro d’affari da un miliardo di euro. Si tratta di un valore in crescita, con un aumento nel 2016 rispetto all’anno precedente di ben il 2,5% rispetto all’anno precedente. Le buone notizie per gli addetti ai lavori della profumeria e della cosmetica arrivano dal Centro studi di Cosmetica Italia, che ha comunicato i dati durante un recente evento a Milano.

Dove si acquistano i prodotti di bellezza

“Questo giro d’affari è canalizzato principalmente nelle profumerie, che sviluppano oltre 800 milioni di euro, mentre drugstore e grande distribuzione totalizzano 244 milioni di euro. La farmacia rimane al palo nella vendita di fragranze, con 12 milioni di euro” ha dichiarato Gian Andrea Positano, responsabile del Centro studi di Cosmetica Italia.

La hit delle vendite in profumeria: i profumi i più desiderati, anche dagli uomini

I profumi, di ogni tipologia, sono in assoluto i prodotti più venduti nelle profumerie: rappresentano infatti il 40% delle vendite totali. Nella hit degli acquisti, seguono i prodotti per il viso (19,9%) e il make up (8,9%). Un altro dato molto interessante è la presenza di uomini tra i banchi e gli espositori delle profumerie: per i mister il profumo è la prima scelta di acquisto. Diversa, invece, la graduatoria delle preferenze espressa dalle donne: le signore sono le principali consumatrici dei prodotti di cosmesi (76% contro il 24% di consumatori uomini).

Etici ed ecologici, così va il mercato

Un’altra tendenza che emerge con sempre maggior forza è l’attenzione verso prodotti etici ed eco compatibili (2%). “Si tratta di tendenze che andranno a confermarsi anche nel prossimo futuro” ha spiegato Gian Andrea Positano. “Nei prossimi cinque anni prevediamo una crescita maggiore delle fragranze che vanno a contribuire al benessere psicologico, come i prodotti che richiamano la natura e l’ecologia”.

Maschile o femminile? Agli italiani piace unisex

Tra le curiosità emerse dall’osservatorio ce ne sono due in particolare da tenere d’occhio. La prima è la tendenza a scegliere fragranze unisex (in Italia il 54% dei consumatori li preferisce a quelli ‘di genere’), tanto che anche una nota floreale come la violetta è sempre più frequente nelle profumazioni maschili. Per quanto riguarda invece i cambiamenti della produzione e dell’offerta verso il mercato, si fa strada la specializzazione nel settore della bellezza ‘halal’, rivolta alle consumatrici musulmane. Le case hanno infatti inventato  fragranze adatte a tessuti, accessori e gioielli e non da spruzzare direttamente sulla pelle, visto il frequente lavaggio di mani e viso richiesto dalla religione islamica.

Negozi storici, un patrimonio tutto lombardo

La Lombardia si conferma la prima regione italiana per numero di negozi storici. Un indicatore importante, che sottolinea la capacità di mantenere e conservare i propri esercizi d’eccellenza, parte del patrimonio collettivo e culturale urbano. Sono ben 19 mila le imprese lombarde con oltre 50 anni di vita su 66 mila in Italia: lo affermano i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi a giugno 2017. I negozi sono circa 2 mila su 12 mila in Italia, uno su sei.

I settori storici che resistono in Regione

La Lombardia, considerando tutti i settori, è la prima Regione italiana, davanti a Campania e Piemonte con circa 6 mila esercizi storici, Veneto con 5 mila. Prima Milano con Monza con 11 mila, poi Varese con 2 mila, Bergamo con 1.104, Brescia con 1029, Como con 983. Tra le imprese storiche  nei diversi settori, le più antiche sono le 1.465 nate prima del 1940 su oltre 4 mila in Italia.

Per quanto riguarda la tipologia degli esercizi presi in esame, il commercio pesa il 9% lombardo e il 18% nazionale. Inclusa la ristorazione e l’alloggio si raggiunge il 12% lombardo e il 22% nazionale delle imprese storiche. Nel commercio sono 1.672 le imprese lombarde storiche su 12 mila in Italia. Più imprese storiche nel commercio a Milano con Monza (703), Varese (230), Bergamo (143), Brescia (140), Como (108). Nel commercio, tra i più antichi, prevalgono in Lombardia gli alimentari (282 imprese), le ferramenta (136), l’abbigliamento (133).

Anche a livello provinciale, sempre su base nazionale, primeggiano Milano con Monza (11 mila), poi Napoli (3.307), Roma (3.208), Torino (2.823). Nel commercio prima Napoli (1.442), poi Milano con Monza (703), Caserta (648), Roma (632).

Un valore da tutelare

“I negozi storici rappresentano un elemento di forza per la nostra economia e sono concentrati nella nostra Regione rispetto al contesto nazionale. Alle imprese storiche, la Camera di commercio è sempre stata attenta per una valorizzazione in termini di attrattività anche turistica. Rappresentano la memoria del nostro passato e testimoniano la capacità delle nostre imprese di adattarsi ad un contesto mutevole nel Paese e a  livello internazionale. Caratteristiche che rendono la nostra economia particolarmente competitiva” ha dichiarato Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi.

Un premio per i campionissimi

Dal 2004 la Regione Lombardia ha istituito un premio da riconoscere ai negozi storici. Per il 2017, i premiati sono stati 109.  “Quello del riconoscimento e del sostegno alle attività storiche è solo una delle iniziative inserite in un ampio contesto di misure e di incentivi economici che l’assessorato allo Sviluppo economico ha messo in campo per il settore del commercio. E che si uniscono a quelle contro la desertificazione commerciale, il sostegno degli interventi di riqualificazione e sicurezza degli esercizi commerciali e la valorizzazione di quei negozi e reti commerciali che si sono distinti per la capacità di generare attrattività con iniziative di marketing e strategie di vendita innovative” ha affermato Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia.

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